giovedì 13 febbraio 2014

Lettura decriptata di Gn 1,1

Il libro del Genesi inizia con la lettera B= ב, valore del numerale 2; ciò ha fatto pensare ad un racconto d’una creazione successiva alla prima 1= א , quella fisica di cielo e terra.
Alcuni Rabbini hanno proposto di spezzare ת y ב ר א ש la prima parola in Bereshit  
ת y ב - ר א ש onde: Per ב un Principe ת y ר א ש Dio creò...e San Paolo conclude che il Principe è la Parola, il Cristo, il Verbo che attua la creazione “Tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,17). L’autore non intende acquisire adepti o divulgare verità scientifiche, inganno in cui si cadde, o dimostrare per l’universo l’esistenza della causa prima in Dio, il libro aveva scopo di meditazione per una comunità in cammino che non aveva dubbi sull’esistenza di Dio e del suo aver creato l’universo. Per secoli, infatti, si cercò in questo test ciò che non c’è, cioè la descrizione dell’origine del mondo, che certo non è tema che poteva risolversi col breve testo di 31 (cap.1°) +2 versetti (1 e 2 del 2°) che l'autore ha dedicato all’argomento. E’, invece, da cogliervi l’interesse pragmatico di fornire la chiave per leggere il pensiero di Dio, che ha ripreso in mano l’originaria (con l’ א) scontata creazione. Quel capitolo nemmeno ha interessi apologetici, essendo destinato al popolo d'Israele, ma è espressione del suo credo ed ha carattere formativo per far conoscere che il primo interesse di Dio, creato il mondo, è formare ב ר א una
solida nuova generazione, quella del popolo dei figli di Dio. La decriptazione di Gen 1 porta all’idea della nascita d’un uomo.

ם ו א ת ה א ר ץ y ם א ת ה ש מ y ת ב ר א א ל ה y ב ר א ש
“Dentro ב, il corpo ר di una donna ( א ש (ה fu y da arca ( ת ב (ה d’un corpo ר
del primo א ove la divinità א ל entrò ה a stare ya vivere ם. Venne א ת ה alla
luce ש dalle acque מ. Fu y da madre ם portato ו a venire א ת ה in terra ” א ר ץ

Quest’idea non è isolata, ma suffragata dall’autorevole fonte di San Paolo che l’attesta come tesi notoria ai suoi tempi: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto” (Rom 8,23) C’è un’evoluzione dal brutale da cui veniamo allo spirituale cui tendiamo: “il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo.” (1Cor 15,45-47).
La tradizione ‘eloista per definire Dio usa il termine ‘Elohim א ל ה י ם , un plurale inteso come le “maestà”, così nominato spesso nella Torah. Ora, in quelle stesse lettere, se guardate senza le indicazioni di vocali, come d'altronde erano all’origine nei testi, si può trovare anche le lettere che potrebbero formare la parola mare י ם iam e ‘El א ל Dio   aprì   il mare  .
Le lettere di quel nome Elohim א ל ה י ם , spezzate e lette in più modi, sono in grado di raccontare una storia.
"Dio   nel mondo   è   vivente  " ed "Origine   della potenza   che aprì   l'esistenza   alla vita  oppure Da Dio א ל un mondo ה ci sarà י per i viventi ם (Creazione).
א ל ה י ם Un no א ל uscirà ה ad esistere י per i viventi ם (il nemico).
א ל ה י ם Dio א ל fuori ה era י sulle acque ם (Genesi 1,2).
א ל ה י ם Da Dio א ל uscì ה l’esistenza י dei viventi ם (il progetto).
א ל ה י ם Da Dio א ל uscì ה, fu י nelle acque ם (Il ribelle si precipita).
א ל ה י ם Un maledetto ( א ל(ה entrò ה nel mare י ם (la sede del ribelle).
א ל ה י ם All’origine א un serpente ל uscì ה, stava י nelle acque ם (tentazione).
א ל ה י ם Il maledetto ( א ל(ה entrò ה a stare י nei viventi ם (il male nell’uomo).
א ל ה י ם Maledetti א ל ה furono י i viventi ם (risultato del male).
א ל ה י ם Da Dio א ל ad uscire ה furono י le acque ם (diluvio).
א ל ה י ם Dio א ל aprirà ה il mare י ם (il Mar Rosso).
א ל ה י ם Dio א ל ad aprire ה fu י le acque ם (Giordano).
א ל ה י ם Dio א ל entra/esce ה è י nelle/dalle acque ם (Battesimo di Gesù).
א ל ה י ם Dio א ל esce ה sul mare י ם (Gesù cammina sulle acque).
א ל ה י ם Il maledetto ( א ל (ה esce ה da stare י nei viventi ם (indemoniati sanati).
א ל ה י ם Da Dio א ל ad uscire ה sarà י acqua ם (acqua dal costato di Gesù).
א ל ה י ם Da Dio א ל ad uscire ה sarà י la madre ם (la nuova Eva sotto la croce).
א ל ה י ם Dio א ל entrerà ה nel mare י ם (Discesa agli inferi Giona nel pesce).
א ל ה י ם Dio א ל nel mondo ה è י vivente ם (apparizione del Risorto).
א ל ה י ם Dio א ל fuori ה dal mare י ם (apparizione del Risorto in riva al mare).
א ל ה י ם Dal maledetto ( א ל(ה uscirà ה un mare י ם (il drago contro la Donna).
א ל ה י ם Negherà א ל il mondo ה col mare י (il mare non ci sarà più)
Da Dio א ל un mondo ה ci sarà י per i viventi ם. (Creazione)
Papa Luciani vale a dire Giovanni Paolo I concluse: “Dio è anche madre”. L’amare, l’avere pietà e avere misericordia, sono concetti che filtrati attraverso l’ebraico, grazie al radicale ר ח ם che sostiene tali verbi, porta il pensiero ad una persona dotata di utero.
Dio è misericordioso, ossia ha viscere di misericordia, perciò in termini antropomorfici ha un utero roechoem ר ח ם , quindi è madre.  Il corpo di una madre incinta racchiude le acque e la parola utero in ebraico ha questo senso. Lo rivela, infatti, una lettura di roechoem ר ח ם sulla base del significato ideografico delle singole lettere di quel alfabeto che ci porta a definirlo come: “un corpo ר che racchiude ח le acque .”ח .Non c’è da meravigliarsi, perciò, se prima di iniziare la descrizione della creazione i primi due versetti del racconto del libro della Genesi descrivono un abisso e un feto ancora informe, avvolto dalle acque. Dio era incinto per amore e ha creato per amore, idea che pare essere anche nella lettera ai Romani di San Paolo “…tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto.” (Romani 8,22).
La terra, informe e deserta, è forse la polvere con cui è plasmato Adamo col soffio di Dio del Cap.2 del Genesi, il cielo la parte spirituale dell’uomo, l’acqua, instabile, le sue paure, ma su quest’acque c’è vigile lo Spirito, il soffio di Dio. Le tenebre sarebbero la cecità dell’uomo su Dio ed in un tale scenario ha senso una rivelazione, vale a dire una seconda creazione atta a far crescere l’uomo confermandone l’elezione ad essere ad immagine e somiglianza di Dio.
Il plurale א ל ה י ם ‘Elohim “le potenze" crea Shamaim ש מ י ם "il cielo" che è come un plurale di ש ם shem, nome; il vero plurale è shemoth, ma il Nome di Dio è diverso da tutti sottolinea San Paolo “il Nome che è al disopra di ogni altro nome” (Fil 2,9b) perciò si può pensare ש מ י ם un plurale duale a pendant con ‘Elohim. Quel versetto, allora, si può leggere così Per il capo Dio creò nomi e terra. La tesi perciò è: l'uomo, preesistente, col suo complesso di realtà, con la sua spiritualità e religiosità - cielo dell'uomo - con la sua corporalità e socialità – terra - e con le sue instabilità, incertezze, desolazioni, sofferenze e paure – acqua - sempre in agitazione, in quanto “il suo cuore è un abisso” (Sal 64,6b) è il soggetto della creazione, essendo questi ancora all’oscuro - tenebre - su Dio, che non vede nulla di stabile perché tutto minato dalla caducità e dalla morte. Su questo uomo che non sa dar senso alla vita, pauroso dell’instabilità (terra coperta d’acque segno di mobilità) e delle potenze della natura che non sa dominare, aleggia lo Spirito, soffio di Dio, che “al superbo volge lo sguardo da lontano” (Sal 138,8b), ma pur lo guarda per farlo progredire con un’ulteriore creazione.

Cieli
La Vita viene dal Dio Unico   che sta in modo ideale in cielo  shamayim ove appunto sono immaginati fuoco   ed acqua   ed è il Nome  che è   vita  ; il Nome   aleggia sul mare  .
In Dio quindi è insito un fuoco, com'è scritto: "Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere prosciugando l'acqua del canaletto (I Re 18,38)
"La voce del Signore si divide in lingue di fuoco." (Sal. 29.7)
Da Dio perciò può venire un battesimo di acqua e di fuoco che sono quelli di cui parla il Battista "io vi battezzo con acqua ... ma colui che viene dopo di me ... vi battezzerà con in Spirito Santo e fuoco." (Mt. 3,11)
Che Dio si fa presente con l'immagine del fuoco è detto nella Torah, nell'episodio del roveto ardente nel libro dell'Esodo, quando si manifesta a Mosè e lo conferma il Deuteronomio con "Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco, e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco."(Deut. 4.36).
Che cos'è questo grande fuoco...? Si domanderanno i saggi d'Israele.
Ci è stato insegnato "Egli prese le acque e le divise: ne pose metà nel firmamento e metà nel mare oceano"; questo è il significato di quanto è scritto: il ruscello di Dio è pieno d'acqua. Per mezzo di questa l'uomo apprende la Torah... com'è scritto: Orsù, voi tutti assetati, venite all'acqua! Anche chi non ha argento... Che cosa significa shamayim, (cielo)? Ci insegna che il Santo, sia Egli benedetto, impastò fuoco ed acqua, e li stese l'uno nell'altro. Ecco infatti che è scritto shamayim, ovvero sham-mayim: 'là è acqua'; esh e mayim, fuoco e acqua.
Rabbi Aqiva (Alfabeto di Rabbi Aqiva) dice che Dio, quando siede sul Trono di Gloria, si pone ai lati le due lettere e le riconcilia esclamando che il suo Regno è chiamato per mezzo loro, allora l'intero firmamento si inginocchia al cospetto del Signore. Mayim (
) significa acqua e si scrive con le due lettere separate da una Yod, simbolo dello Spirito divino che le prende per mano e le riconcilia. Acqua di sorgente che scorre o fontana sigillata, la Mem   aperta allude alla manifestazione di Dio mentre quella chiusa (di fine parola  ) rimanda al mistero che è in Lui...
La prima lettera di shamaym, cielo, è così di fatto la lettera della risurrezione che così permea l'intera Torah.

Terra
In genere nella Bibbia erestz indica la terra in genere o il paese d’Israele
La decriptazione di terra א ר ץ richiama la terra-madre che contiene tutti i semi chiamati a diventare corpo del Verbo.
Origina א corpi ר che vanno in alto, che crescono, che si alzano ץ. In origine c’è la volontà raza ר ץ della terra di portare frutto, di fiorire ץ di andare verso l’alto.

(cfr.http://www.bibbiaweb.net/articoli.htm)




mercoledì 12 febbraio 2014

Genesi 1,1

Commento esegetico

In principio Dio creò: Andrebbe tradotto in questo modo: In principio del creare di Dio. La parola bereshit può essere resa bisavi  reshit e cioè: il mondo fu creato a beneficio delle cose che sono chiamate l'inizio a significare che Dio portò il mondo in essere a beneficio di quelle cose che sono di tale basilare importanza che la Torà le chiama reshit, prime o iniziali. Tali cose sono la Torà ed Israele; per questo la ragione della Creazione è che Israele accetti e metta in pratica la Torà (Rashì). Il Midrash aggiunge altre cose chiamate reshit, come ad esempio i comandamenti riguardanti il primogenito, le primizie dei campi ed i doni ai sacerdoti che debbono essere prelevati dai raccolti e dagli impasti prima che siano consumati. Questo implica che lo scopo della Creazione sia di consentire agli ebrei di dedicare i loro primi sforzi e successi al servizio di Dio.

Dio: L'uso della parola "Elohim" sta comunque ad indicare gli "dèi dei popoli mesopotamici", di cui quello ebraico è parte integrante: un dio per ciascun popolo. Vi è anche chi sostiene che, pur essendo grammaticalmente plurale, Elohim, nella Genesi (5,22; 6, 9-11; 17,18), non è che un "plurale di eccellenza" o un "plurale astratto", che esprime in sommo grado il concetto di divinità e, insieme, l’infinita molteplicità degli attributi che essa assomma in sé, contenendoli nella loro espressione assoluta, più elevata e pura.

Creò: Con il verbo creare che ha per soggetto Dio, l’autore ha voluto esprimere che il primo interesse di Dio, creato il mondo, è formare una nuova generazione, quella del popolo dei figli di Dio. Il verbo “creare” (ebraico ברא, barà) non ha il senso filosofico moderno di “trarre dal nulla”. Il verbo è riservato ad una azione divina, impossibile per l’uomo, come la comparsa delle cose più importanti quali i cieli e la terra.
Dunque rappresenta uno stadio già avanzato della riflessione di Israele che arriva a distinguere la creazione, opera esclusiva di Dio, da altri generi di opere espressi di solito con il più generico ‘asah "fare". È interessante notare che nel II Isaia è usato per parlare di creazione o di salvezza (cfr. Is 40,26.28; 41,20; 42,5; 43,1.7.15 ecc.). Ciò induce a pensare che la salvezza di Israele viene concepita come nuova creazione, sottrazione al caos che opprime il popolo. Include inoltre il senso della novità: quando ci si trova di fronte a qualcosa di nuovo, imprevisto, incredibile (cfr. Ger 31, 22; Ez 34,10 ecc.).
Essere creati non è avere avuto origine, ma dipendere totalmente. Un’altra ambiguità legata al concetto di creazione deriva dal legame con l’origine. Si pensa spesso che creare voglia dire dare origine alla realtà e quindi che essere creati significhi avere avuto un inizio. In realtà il senso proprio del termine è un altro. Creare significa costituire e alimentare continuamente un essere nella sua esistenza e nella sua azione. Essere creato conseguentemente significa dipendere totalmente nel proprio essere e nel proprio operare.

i cieli e la terra: Con questa espressione il redattore sacerdotale indica la volta celeste formata dalle acque (di sopra e le acque di sotto). Ciò indica il mondo della vita creaturale uscita dalle mani di Dio. Di per sé quindi è possibile pensare ad un universo da sempre esistente. Se Dio infatti è eterno, nulla vieta che egli possa sempre creare. In senso proprio la creazione non è l’origine delle cose, (che potrebbero anche essere sempre esistite in una certa modalità) ma il loro divenire: l’attività creatrice fonda e alimenta tutto il processo. Già san Tommaso affermava che di per sé uno potrebbe sostenere, pur affermando la fede in Dio creatore, che le creature sono da sempre. Infatti, se Dio è creatore da sempre, perché la creazione non può essere da sempre?

Commento patristico

ORIGENE

Cos’è il principio di tutte le cose, se non il Signore nostro e salvatore di tutti, il Cristo Gesù primogenito di ogni creatura (Col1,15)? In questo “principio”, vale a dire nel suo Verbo, Dio fece il cielo e la terra, come dice anche Giovanni all’inizio del suo Vangelo: In principio era il Verbo, e…tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui.

PROCOPIO

Principio potrebbe significare il tempo: poiché da quel punto Dio cominciò a creare

BEDA
La Scrittura mostra fin dalla prima pagina l’eternità e l’onnipotenza di Dio creatore: il mondo creato al principio dei tempi indica che Dio esisteva eternamente prima dei tempi.

BASILIO
In principio significa che prima di quell’inizio temporale l’artefice di tutte le cose aveva compiuto delle creazioni: nature razionali e invisibili, e ogni ordine delle creature spirituali, che trascendono la nostra intelligenza.

RUPERTO
Nel principio indica il Figlio per mezzo del quale Dio creò il cielo e la terra, vale a dire la realtà visibile e invisibile. Con cielo s’indica la patria invisibile dei santi angeli; con terra questo mondo soprattutto il genere umano.

Commento spirituale

Nell’eternità  Dio genera i cieli: gli angeli, primi personificandi della manifestazione del Padre. Insieme ai cieli, Dio genera la terra, manifestazione della sapienza del Figlio. Questi personificandi sono gli uomini, generati ad immagine del Figlio Unigenito. Così Dio generò un universo angelico e un universo umano chiamati alla santificazione e divinizzazione nello Spirito Santo, costituendo un unico universo dei santi o divino, la Gerusalemme celeste in cui ci saranno cieli nuovi e terra nuova (l’universo voluto da Dio per l’eternità). Dio manifesta se stesso come Padre e Madre (la mascolinità e la femminilità spirituale). Il modello di ogni personificando è la verginità dell’Unigenito Figlio di Dio, Sostanza pura del Padre. Il personificando scegliendo di aderire a Dio come Padre, sceglie la verginità del Figlio e si riconosce figlia di Dio. Il personificando accettando di essere figlia del Padre, ha la possibilità di partecipare alle nozze con lo Sposo(Verbo di Dio), diventando Sposa e Madre di un futuro personificando.
Riconoscere e accettare la verginità del Figlio significa accogliere la volontà di Dio, assumendo la femminilità spirituale e diventando Sposa di Dio e Madre di un futuro personificando.






 


giovedì 30 gennaio 2014

Bereshit

Decriptiamo[1] le prime sei lettere della Bibbia: Bereshit

Dopo la lettera   in   viene la   o "r'osh" appunto "testa"  , da considerare come la mente di Dio e la lettera "bet" è anche la preposizione "dentro", quindi, cosa aveva dentro   la testa   il Signore? Nella sua mente c'erano quelle due lettere  , la prima è la jod  , radice del verbo essere, e la   indica un segno, direi più in generale un disegno, un modello, una indicazione precisa ed è l'iniziale della Torah  .
Come ogni progettista aveva nella mente un progetto ed il progetto era la Torah e l'architetto, che Isaia ricorda, voleva attuare quel progetto, infatti, Torah viene dal radicale "lanciare"   e un progetto è un lancio dalla mente, perché "è  dalla testa   ad uscire  ".
Dice un midrash ebraico che se un re costruisce un palazzo, generalmente fa venire un architetto e questi, il Verbo, la Parola, la Sapienza costruisce con un progetto, ha dei disegni   per stabilire dove deve collocare camere e porte: "Così anche il Santo, benedetto sia, prima guardò nella "Torah" e soltanto dopo creò il mondo. Genesi 1,1 si deve intendere così: "Con la Torah Dio creò il cielo e la terra". (Genesi Rabbà 1)
Per quel midrash   è paria "Con la Torah", infatti la   è anche la preposizione "con" e la testa   che stava   nella Torah   e poi   "in   testa   c'è   la  " è cirlocuzione per alludere Torah.
Proseguendo sull'idea della casa e della Torah si può fare il passo. "Per casa  , vista   la luce   che c'è   nella Torah   creò Dio il cielo e la terra."
Quelle sei prime lettere furono anche divise in "Barà"   "creò" e "shit"   "un fondamento", ossia la Pietra della Fondazione, "Even ha-Shetiyà", la prima pietra centro del creato a Sion nel Santo dei Santi su cui fu posta l'Arca.
L'interpretazione che va per la maggiore considerare quel "Principio" fosse la Sua Sapienza, infatti, cosa di più alto poteva conoscere l'uomo ispirato che scrisse la Genesi, cioè il Mosè della tradizione, della Sapienza di Dio?
Rispondono i maestri ebrei "
con la Torah creò il mondo", ella era là come il progetto per l'architetto. Dio "disse" e creò, quindi, creò con la Sapienza e con la Parola.
Il creato fu così opera della divinità unica e trinitaria. 
Se si tiene conto che allo spazio aperto tra due lettere si può all'occorrenza ritenervi scritta una lettera che indica, appunto, spazio aperto si ha che:
  • le prime due di "bereshit" sono anche il radicale di "scegliere";
  • le altre due contigue si possono leggere come "moglie".
Ecco che viene fuori l'idea, invero diffusa poi in tutta la Bibbia che: "Per scegliere una moglie fu   alla fine  "... Dio a creare il cielo e la terra. Guardando con attenzione tra le parole della Genesi al termine del primo racconto della creazione pare proprio scorgervi che Dio intendesse sposare; l'umanità, infatti, il 6° giorno della creazione in Genesi 2,1-2 si trova: "Così furono portati a compimento   il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 

Dentro B la mente/testa R dell’Unico A ad accendersi Sh fu I un (di)segno T.
Questo versetto In principio è anche detto della ”alleanza del fuoco”
perché la prima parola con cui inizia la Bibbia, contiene la parola ebraica di fuoco ש א ed è all’interno della parola alleanza ת י ר ב berit. Là l’alleanza ת י ר ב fu stabilità in mezzo con lettere di fuoco ש א attuando a pieno il   il “principio” del primo versetto della Genesi che interessava all’autore della creazione quello per pervenire alla Torah ה ר ו ת:  ת i segni י fu ש ad accendergli א l’Unico ר la mente ב Dentro.    
Dio è essenzialmente fuoco, luce. Infatti, con la sua luce-fuoco crea tutto e riporta la creazione alla sua origine nella luce della risurrezione.Quindi, adesso possiamo leggere bereshit in chiave cristiana: nel suo corpo il primogenito risorge per essere alla fine in tutti.




[1] Consulta questi link dal sito di Alessandro Conti Puorger: http://www.bibbiaweb.net/lett057a.htm e http://www.bibbiaweb.net/lett003a.htm

lunedì 27 gennaio 2014

Introduzione a Gn 1

In principio

Con l’espressione in principio (bereshit ,arché, principium) con cui inizia la Bibbia non intendiamo solo in principio del tempo ma nell’eternità di Dio e in riferimento alla Sapienza di Dio. Tale interpretazione si giustifica se teniamo presenti  en archè di Gv 1,1 e in parallelo a Pr. 8,22. Quindi l’inizio è in prospettiva trinitaria nel prologo di Giovanni[1], è in prospettiva sapienziale nei Proverbi. Dunque quel in principio della creazione ha il suo fondamento e il proprio archetipo nella pienezza del mondo di Dio. Il mondo degli angeli[2] è stato creato in vista del loro servizio al mondo degli uomini, così da formare un’unica creazione: mondo ideale, il cielo e mondo reale, la terra che si riflettono l’uno nell’altro e si rapportano l’uno all’altro. La terra è gravida di tutta la creazione già tracciata nei cieli, e obbedendo al comando di Dio, lo realizza. Infatti, dopo il versetto 1 non si dice più niente del cielo significando con ciò che esso fu creato con un unico atto nella pienezza, mentre la terra esce dal suo stato informe e vuoto solo con i sei giorni. Tuttavia, il mondo angelico, non contiene tutta la pienezza, è solo il grado iniziale della creazione che continua al di là e oltre verso la terra e il mondo degli uomini. Esso occupa un posto intermedio tra Dio e il mondo, come servitori di una creazione ulteriore che essi serviranno, quindi la loro pienezza rimane in funzione del nostro mondo. Alla fine del mondo attuale saranno gli stessi angeli che collaboreranno con Dio per il compimento dell’uomo perfetto in Cristo, liberandolo dal peccato in modo definitivo.
La dottrina degli archetipi divini della creazione era già presente in tutta la riflessione cristiana a partire dall’epoca patristica greca. Secondo questa dottrina il mondo concreto non è indipendente dal mondo divino. La pienezza divina funge da prototipo a cui Dio guarda per creare. Il primo a parlare di paradigmi è Gregorio Nazianzeno nei suoi Poemi teologici: “La mente creatrice del mondo considerava nelle sue rappresentazioni noetiche le immagini del mondo….Dio ha tutto davanti ai suoi occhi: ciò che era, ciò che sarà, ciò che è adesso”. Anche Giovanni Damasceno e Massimo il Confessore parlano di archetipi che sono in Dio sostanziali e integralmente esistenti. La creazione è uscita dalla mente di Dio, dal suo pleroma come altro da sé nell’eterno abisso della vita divina. Questa Sofia creaturale che esce dal pleroma divino sono il cielo e la terra di Gn 1,1 ovvero la creazione degli angeli e dei semi sofianici che si svilupperanno sulla terra. Questa Sofia creaturale è l’anima del mondo, la sostanza stessa della creaturalità immersa nel nulla. La creazione dei cieli sono i paradigmi, i prototipi dell’essere, i logoi spermatici inseriti nella creazione come semi che prima riposano in un sonno simile alla morte nella terra informe e vuota e poi sono suscitate alla vita dalle parole creatrici. La natura che viene dal verbo “nasci” sta facendo nascere progressivamente ciò che da sempre contiene dentro di sé. Ciò che non rende immediata la realizzazione delle potenzialità dei semi sofianici è la resistenza del nulla. Dall’incontro tra la Sofia è il nulla assoluto nasce la materia prima che è contiene la potenzialità di tutto ciò che esiste e questo abisso di oscuro male che è il nulla. Il mondo esci dalle mani di Dio come incompiuto, come forza caotica generata dal nulla. Questo principio caotico viene organizzandosi grazie allo Spirito di Dio, sia nella forza vegetativa con le sue innumerevoli varietà di piante, sia nelle innumerevoli specie di animali. Tutta la natura per personificarsi deve vivere negli spiriti creati, il suo principio vivificante è l’anima del mondo rappresentata dal sangue: “Perché l’anima di ogni corpo è il suo sangue, esso è la sua anima”(Lv 17,14). Tutto ciò che riteniamo morto nella sostanza inorganica è in realtà vitale. Starà ad un qualsiasi spirito, sia angelo o uomo, portare questa dimensione impersonale alla personificazione.
I sei giorni della creazione possono essere considerati come una creazione progressiva e una preparazione del mondo per lui. Tutto ciò che si rapporta  a questo mondo dell’uomo e co-umano, è antropomorfo. Anche gli stessi angeli esistono per l’uomo e con l’uomo. Infatti, quando nell’Apocalisse si parla della Gerusalemme celeste si afferma: misura di uomo, che è anche misura di angelo (Ap.21,17). In queste parole si esprime la sinantropia degli angeli che si manifestano sulla terra sotto forma di uomo e la sinangelità dell’uomo, derivante dall’immagine di Dio.  
 




[1] In Gv 1,1 Egli era in principio verso Dio sia era che verso non indicano nient’altro che lo Spirito Santo che dà la vita e che unisce il Padre e il Figlio come amore. Lo stesso pensiero è chiaramente espresso in Gv 1,4 in Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. La vita qui significa chiaramente lo Spirito Santo vivificante.
[2] Gli angeli vegliano sugli elementi naturali: il fuoco, l’acqua, gli astri e per analogia, si può concludere che essi sono proposti anche al mondo vegetale e animale. Tutto nel mondo ha il proprio angelo perché è il suo archetipo celeste. Per esempio, l’angelo del fuoco è lui stesso igneo, nel senso che porta nella sua essenza l’elemento noetico del fuoco, come l’angelo delle acque e così via.

giovedì 16 gennaio 2014

La caduta primordiale nella creazione

Il mondo creato non contiene nessun male[1], poiché la base del mondo creaturale è il nulla relativo, nella sua potenzialità di essere. Il mondo prima della caduta era quella Terra metafisica su cui poteva crescere l’Eden. La Terra era corporeità spirituale in divenire, era nello stato iniziale di spiritualizzazione, di diventare terra buona che accoglie lo Spirito del Dio Vivente. La sua chiamata era dal nulla all’essere vivente, ma questa base oscura del mondo conteneva in sé la possibilità di attualizzarsi, cioè la possibilità del male. Era sufficiente che il nulla uscisse dal suo stato potenziale per essere forza che produce il caos. Da qui il carattere attuale di questo mondo che giace nel male (1Gv 5,19). L’attualità del nulla è stato provocato dalla libertà creaturale che pone nel mondo il principio di un essere molteplice e caotico. Tutte gi esseri viventi sperimentano la tentazione del suicidio metafisico, l’aspirazione ad uscire dal “cerchio infuocato dell’essere”. Tuttavia, questa tentazione in nessuno e mai può giungere al termine, poiché il fiat creatore che riposa in ogni creatura non può essere distrutto. La creatura è incapace di dire a se stessa: muori! poiché nel momento in cui si decide per il nulla, essa si realizza come potenzialità di essere. La morte metafisica, il morire infinito lo può volere solo Dio, ma non lo fa poiché Egli ha deciso di non annullare niente di ciò che esiste. Noi abbiamo nell’eternità le radici del nostro essere e non abbiamo la forza di strapparle. Colui che ha tentato di farlo è rimasto prigioniero del proprio nulla, creando un opposizione alla vita infinita, il fluire del non essere inondò tutto ciò che esiste, l’elemento caotico del nulla circondò ogni creatura con il freddo glaciale della solitudine, la tuttunità universale divenne molteplicità individuale. Nasce il nostro piccolo io ritenendo che il mondo sia il suo trono.
Questo peccato originario si è prodotto nella creazione, in quella “terra” non ancora materia, che avrebbe generato le idee-forme (i semi sofianici) di ogni essere vivente. Il mondo angelico contiene in sé la totalità delle idee creatrici del mondo nel suo aspetto personale. Negli angeli abbiamo il principio della creazione, gli esecutori del Verbo creatore, il fondamento sofianico nel cielo del nostro essere terra, il mondo terrestre è tracciato nei cieli prima della sua creazione. Non c’è niente di esistente che non sia nel mondo angelico.
Gli angeli del Verbo, sono le idee e le forme di ciò che esiste nell’universo. La potenza della realtà che dà l’essere alle forme-idee, coloro che rivestendo di bellezza e splendore ogni essere vivente sono chiamati angeli dello Spirito Santo. I primi manifestano la verità, il logos di ciò che è creato (principio maschile) i secondi la loro bellezza corporea (principio femminile).
Prima di cadere, Lucifero era il più alto cherubino[2] (cfr. Is 14,12-15) assegnato alla creazione terrestre, la sua libertà meonale doveva raggiungere la libertà divina della kenosi, del sacrificio d’amore. In questo cherubino ciò non è avvenuto, perché ha preferito l’amore di sé a quello di Dio, ma questo amore egoista non è possibile per l’essere angelico poiché l’amore per Dio e l’amore reciproco degli angeli costituiscono il modo del loro essere. Quindi si è prodotto un suicidio ontologico, rimanere nella condizione del non-essere che comunque costituisce una possibilità della libertà creaturale. Questa libertà meonale è determinata dall’interno già nell’atto stesso della creazione, essa viene data. Questo dato-di-fatto deve essere assunto come un dono di Dio, ma può essere rapito, quale fosse sua proprietà. Questo decadimento è un opposizione alla legge della propria vita che è amore, ma poiché l’amore è libero, può spegnersi e concentrarsi solo su di sé, vedere soltanto se stessi. Attribuire ciò che proprio a se stesso è una rapina che si manifesta in un continuo tormento di invidia e di odio[3] verso la propria sorgente.
La caduta di questo cherubino rimane un fato isolato che non si estende al tutto il mondo angelico come invece avviene per il primo Adamo che si estende a tutto il genere umano. Nel mondo degli angeli si verificò una divisione tra gli angeli che seguirono l’esempio di Satana e gli altri angeli che si stabilirono nel bene, indirizzati nel processo di divinizzazione. Dopo la caduta, gli angeli ribelli non sono più in grado di vivere della natura divina e unirsi al coro angelico. La loro esistenza è simile ad una morte spirituale, nonostante la loro immortalità. Tutte le loro capacità intellettive e volitive sono diventate prive di sostanza divina. Questo vuoto è riempito dal parassitismo: il male si nutre del bene, l’odio dell’amore per mezzo di un combattimento con essi. Satana, attraverso la possessione, si forma un suo regno con le sue legioni, egli da angelo custode del creato diventa principe di questo mondo rubandolo all’uomo, regnando in modo parassitario fino a quando non sarà gettato fuori (Gv 12,31). Invece del servizio angelico, che non modifica la natura si ha l’aspirazione dei diavoli a condividere la vita carnale, facendosi portatori spirituali di concupiscenze (cfr. Gn 6,2)
Questo rinchiudersi nel proprio egoismo ha generato una caduta[4] dall’alto verso il basso, nella stessa creazione. Il principio celeste dei semi sofianici di questi angeli non si sono sviluppati in un corpo spirituale, ma sono caduti nella materia caotica, la forza centrifuga di questi spiriti ha prodotto una vasta espansione verso lo spazio (universo attuale). La manifestazione corporea dello Spirito di Dio è ostacolato dal freddo individualismo di questi esseri che non si lasciano bruciare dall’amore divino. La materia-madre a causa della morte spirituale, non genera più il corpo spirituale, ma manifesta la pesantezza della carne. Infatti la materia nello stato attuale  non è altro che un agglomerato chiuso in se stesso che grazie allo Spirito di Dio si organizza e si apre al processo di vita infinita, attraverso un procedimento di purificazione dall’egoismo al bene. La terra divenuta materia nel suo circolo chiuso di vita e di morte, non perde la sua pienezza sofianica, ma questa è segnata dalla presenza del nulla, dalla pesantezza, dall’inerzia e dall’impenetrabilità. La materia non è la sostanza del corpo, ma solo una sua qualità, una forza che rende i corpi carne, che riveste di tuniche di pelle la bellezza spirituale. La materialità paralizza la forza della vita, tutto ciò che vive ritorna alla terra, si arresta come un seme aspettando la sua resurrezione, la morte delle creature costituisce il loro ritorno alla terra, ma senza annientarsi, poiché tutta la creazione attende la sua redenzione (Rm 8,19-21), attraverso il Figlio dell’Uomo che per primo ha mantenuto desta la vita nel grembo della terra, per generare il frutto della resurrezione nel passaggio alla vita eterna.









[1] L’opinione dominante degli scrittori ecclesiastici della Chiesa orientale e occidentale sulla naturale del male si riduce al fatto che esso viene considerato come un non-ente, esso è la negazione o il venir meno del bene. Nella materia il male esiste solo per l’insufficienza del bene. Anche i demoni non sono malvagi, poiché non possono annientare l’essere e la loro cattiveria consiste nel non partecipare ai doni divini. Il male non può mai essere permanente proprio per il suo carattere  potenziale di negazione o privazione del bene, cioè dell’essere. Il male esiste solo in funzione del bene, quindi con l’annientamento del bene-essere sarebbe annientato anche il male stesso.
[2] I cherubini risiedono oltre il trono di Dio; sono i guardiani della luce e delle stelle. Si crede che, anche se sono stati rimossi dal piano reale e materiale degli uomini, la luce divina che essi filtrano giù dal cielo possa ancora toccare le vite umane.Hanno quattro ali e quattro facce, ovvero una umana, una di bue, una di leone ed infine una di aquila. I Cherubini sono considerati angeli dediti alla protezione. Essi stanno a guardia dell'Eden e del trono di Dio. Il loro grado tra gli angeli non è certo, ma vengono comunque posti nella prima sfera. I cherubini hanno una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall'amore di Dio dei serafini.

[3] L’odio è l’energia negativa dell’amore, la cattiveria satanica è il volto tenebroso dell’amore inestinguibile.
[4] Secondo Origene, la creazione del mondo coincide con la sua caduta in greco katabolè, che significa gettare giù dall’alto. Il primo essere spirituale ad essere racchiuso nella materia fu il diavolo.

lunedì 6 gennaio 2014

La manifestazione divina della materia: il Corpo del Figlio Unigenito

Il mondo ha la sua origine nella Sofia/Logos in cui sussistono in armonia l’uno e il molteplice, l’uno e il tutto. Ma allo stesso tempo il mondo è creato dal “nulla”, da quel nulla assoluto che Dio ha chiamato all’essere. La Sofia incontrando il nulla si modifica, si mescola a questo ouk on e da questa mescolanza nasce il divenire, il nulla relativo me on, la molteplicità creaturale, la materia che contiene i semi della Sofia, ma anche questo abisso di oscuro male che è il nulla.
La Sofia ha un volto luminoso, poiché rappresenta la Madre-Terra che contiene la potenzialità del tutto, la materia[1] prima che produrrà nel tempo tutte le cose; ma presenta anche un volto tenebroso poiché la forza irrazionale del nulla tende ad emergere dall’ordine sofianico. Ogni essere materiale, ha in sé il principio d’individuazione nel senso negativo di divisione. La Sofia incontrando lo spazio vuoto della materia è diventata caos[2] che prorompe con la sua forza disgregatrice. La materia-madre con il suo grembo materno è sia ricettacolo che tomba. Fecondata dal fiat creatore essa trae dal suo grembo tutto ciò che esiste. Il nulla relativo me on, (essere-non-essere), è un seme divino che deve manifestarsi, questo è lo specifico della condizione creaturale, questo nulla separa la creatura dal creatore dandole l’essere in sé e per sé, un essere autonomo in via di sviluppo. Il nulla assoluto è il vuoto, negazione totale dell’essere. Volere essere solo per se stessi costituisce l’essere nulla. Il vero eroe del “sottosuolo” è Satana che si è ritrovato nella prigione del proprio io, nel suo nulla egli ha potuto vedere il tutto divino, ed è stato costretto a rinchiudersi negli  inferi.
Il concetto di materia, nel suo significato etimologico di madre coincide con la sostanza divina dalla quale Dio come una madre genera il suo Figlio, che secondo Bulgakov è quella Dei-maternità[3], in cui nasce il Dio-Uomo, compito e scopo di tutto il creato. Per Solov’ev, la Sofia è l’idea divina manifestata, la materia della divinità, ma anche il principio dell’umanità, il Corpo del Figlio di Dio. Il Corpo è la prima sostanza creata, il corpo spirituale, il corpo delle idee, la santa sensitività. La bellezza, in quanto sensitività spirituale, è la rivelazione dello Spirito Santo, che manifesta la realtà delle idee, dei logoi. La grazia dello Spirito Santo che dà la vita svela questa santa sensitività, crea la carne santa, il molto buono del mondo. La terra è corporeità spirituale in divenire, essa tende a quella terra nuova che si manifesterà alla fine dei tempi. Tutta la terra è un corpo in potenza che si riveste della gloria dei sei giorni. Il corpo è la manifestazione dello spirito, mentre la carne terrena porta il peso della materia o del nulla, della pesantezza. Il superamento del corpo sulla carne è una lotta continua, già nella creazione lo possiamo notare ogni volta che la forma dei fiori, degli alberi, dell’erba esce dalla scura zolla, tendendo a costruirsi un corpo, a manifestare in esso la propria idea. La terra-madre diventò materia quando la morte entrò come forza del non-essere. La terra non è più capace di generare forme impeccabili, immortali, esse sono segnate dalla pesantezza. La materia rende i nostri corpi carne, siamo rivestiti di “tuniche di pelle”. Nella nuova terra libera dalla morte è noi saremo rivestiti dello splendore della luce primordiale di cui era rivestito Adamo.





[1] L’etimo di materia si fa risalire al sanscrito matram che significa misura, che proviene dalla radice ma, costruire, formare, e dal latino mater che significa madre.
[2] Il significato originario di cháos, che deriva dal verbo chaino, il quale rimanda a sua volta al verbo chaomai, significa” stare con la bocca aperta” oppure, in senso traslato, “grido”.
[3] Cfr. S. Bulgakov, Il Paraclito, EDB (Studi religiosi), Bologna 1987; tr. it., a cura di F. Marchese, di Utesitel’, YMCA Press, Paris 1936, p. 306.