mercoledì 3 settembre 2014

Unità e molteplicità

Per spiegare il mistero trinitario i teologi parlano (tra cui San Tommaso d’Acquino) di una molteplicità comunionale, unità nella molteplicità delle persone, l’Uno che include il molteplice, un Uno che è rapporto con l’altro, e quindi non-assoluto. In principio, Dio Elohim si espone come pluralità, come l’Uno articolato, l’Uno è quello che è appunto perché è per l’altro.
Nella generazione del Verbo, si ha la nascita di un Essere identico nella sostanza e distinto nella libertà personale, che si dona al Padre in una relazione d’amore. Invece per gli esseri viventi creati da Dio avviene una distinzione di enti diversi che entrano in una comunione progressiva di relazione sempre più conforme al modello trinitario.
Nel quinto giorno e poi anche nel sesto, l’invito a  fecondare e moltiplicare esprime bene questa unità nella molteplicità, come il seme, il quale è l’Intero inviluppato ed unito a se stesso, la sua unità si sviluppa nel germoglio, nel fiore e infine nel frutto. Così come  nella Trinità,l’Essere eterno del Logos si dispiega nel divenire temporale degli esseri viventi che attraverso una serie di atti liberi dovranno raggiungere la piena comunione con Dio, secondo il modello del Figlio Unigenito.
La molteplicità, il molto in ebraico si esprime con rv, la resh  che ci parla di capo, di corpo e la bet l’interiorità, la casa e la famiglia. Da qui si deduce che dall’Unico capo, dall’unico corpo è incluso il molteplice che per puro atto di amore si manifesta, uscendo da sé in una pluralità di enti diversi.
Infatti nella parola amore in ebraico א ה ב  possiamo notare nella sua decriptazione[1]: L’Uno 1= א che si apre= ה al secondo 2= ב.
In definitiva si svela totalmente “l’amare = א ה ב di Dio” e il senso di amare è sinteticamente l’Uno א che apre ה una famiglia ב.  

L’Uno contiene già la dualità, la pluralità. Nell’unità di Dio è contenuto il Tutto che nel manifestarsi si moltiplica in una serie di unità particolari. Per diventare molti, per identificarsi in ogni singola parte del Tutto, è necessario “lo spezzarsi” della divinità, a rinunciare ad essere Uno in se stesso per essere Uno in molti e Tutto in ciascuno.




[1] Vedi “Essere fratelli nella Famiglia di Dio” http://www.bibbiaweb.net/bibbi152.pdf

venerdì 29 agosto 2014

Gn 1,20-23

Commento esegetico

20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

Dio disse: Producano le acque in abbondanza esseri viventi
Il quinto giorno corrisponde al secondo: alla creazione del firmamento, che separa l’alto dal basso, il cielo dal mare, corrisponde l’opera di ornamento del cielo e del mare, cioè la creazione dei pesci e degli uccelli.
Come in Genesi 1,11 (dove della terra era scritto tadshe ha-‘aretz deshe), il testo originale usa anche qui un oggetto interno “pullulino le acque un pullulare” (yishrezu ha-mayim sherez). Le creature marine sono cioè descritte come effetto di un'azione dell'acqua. Sono le acque, l’ambiente acquatico, a modellare le creature dei fiumi, dei laghi e del mare; ed effettivamente questi organismi hanno sempre forme idrodinamiche. Dalle più piccole (come per esempio i batteri, o le diatomee) dalle più rudimentali (come le meduse), fino alle più intelligenti (come i cetacei), le creature del mare hanno tutte delle forme che esprimono la natura dell’acqua, come se derivassero dalle stesse leggi che determinano la dinamica dei fluidi. Come dice questo testo nell’originale, l'acqua del mare che prima seguiva solo le leggi della materia, ora pullula di “anima vivente” (nefesh chayah). Mentre prima era scritto che le acque sotto il cielo vengono tutte raccolte in uno stesso luogo, adesso questo pullulare dell’acqua le conferisce una sua vita autonoma, una vita che non obbedisce più soltanto alla legge di gravità, ma può muoversi anche contro questa legge.
Viene così inaugurato il regno animale. Mentre nel regno vegetale gli organismi si nutrono degli elementi e dell'energia a disposizione nell'ambiente, gli organismi animali devono andare in cerca di energia (cibo) e di un compagno per riprodursi. La vita del mare quindi non si basa sulle piante, ma piuttosto su una moltitudine di creature la maggior parte delle quali non sono visibili a occhio nudo. Le più piccole sono capaci di trasformare l'energia solare in zuccheri, come fanno i vegetali terrestri, ma anche queste sono vegetali solo sotto questo aspetto, perché da altri punti di vista sono praticamente degli animali, in grado di muoversi e anche di ingoiare altre creature più piccole. Così le creature marine, anche quando si fissano momentaneamente al suolo, possono tutte spostarsi, alcune muovendosi come minuscoli sommergibili, altre con possente eleganza.

e volino degli uccelli sopra la terra per l'ampia distesa del cielo
Come il nuoto modella gli organismi acquatici, così il volo modella i volatili. Il testo usa questa volta un soggetto interno: ve'of yeofef letteralmente “e volatile voli” (‘of è un termine generico che copre tutte le creature dotate di ali, dagli insetti fino agli uccelli). Quindi non dentro lo spazio, che oggi sappiamo alquanto inospitale, ma sulla volta del cielo come appare da terra. La vita esprime il suo desiderio di tornare al cielo, spiccando il volo sotto forma di uccelli. Questa figura viene usata molte volte nella Bibbia. Scrive il profeta Isaia, che “quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile” (Isaia 40,31). L’aquila non batte le ali, sta ferma e si fa portare dal vento, figura dello Spirito, che abbiamo visto aleggiare sopra le acque fin dal principio. Se desideriamo la luce e speriamo nel Signore, Dio non ci lascia languire ma ci tira su, dandoci nuove forze.

Dio creò i grandi animali acquatici
Riappare qui il verbo “creare” (bara’ “creò”), che era stato usato solo nel primo verso di questo primo capitolo, per riferirsi alla totalità dell'opera di Dio. Creare è infatti qualcosa che si riferisce alla completezza dell'opera. All'interno della creazione, a differenza delle piante, gli animali hanno una loro completezza e autonomia. Nell'enumerare le creature, il resoconto parte dalle più grandi, perché sono loro a godere della massima libertà di movimento. La parola che traduciamo “animali acquatici” (tanninim) è usata nella Bibbia per riferirsi a serpenti e coccodrilli, spesso identificati con le forze avverse del male. In Isaia 27,1 il termine tannim viene associato allo stesso Leviatano. La Bibbia usa qui decisamente un linguaggio mitologico per parlare della storia e del potere di Dio su di essa. Anche i mitologici mostri, dopo la luce, la luna, il sole, anche questi esseri spesso presentati come antagonisti delle divinità nelle lotte cosmiche, sono creature. Nel libro dei Salmi è scritto “Là viaggiano le navi e là nuota il Leviatano che hai creato perché vi si diverta” (Salmi, 104,26). Le creature sono libere di divertirsi e anche di fare il male per un certo tempo andando contro le leggi del loro stesso Creatore.

e tutti gli esseri viventi che si muovono, e che le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie e ogni volatile secondo la sua specie. Dio vide che questo
era buono.
Le acque fecero pullulare gli esseri viventi capaci di muoversi per conto proprio, ma
ciascuno pullulava secondo la propria specie. Come le piante prodotte dalla terra e anche più di loro, gli animali hanno un ordine da rispettare. Provengono da uno specifico seme e possono riprodursi solo con altri animali provenienti dallo stessa provenienza. La mescolanza esaurirebbe l’ordine e la differenziazione. Mantenendo chiaramente definiti i limiti della riproduzione, si possono invece produrre nuove differenze, nuove razze e con il tempo anche nuove specie, aumentando così la diversità del creato.

Dio li benedisse
Dio interviene esplicitamente con una «benedizione», dona cioè agli animali la capacità e la possibilità di trasmettere la vita e di conservarsi in esistenza. Con tale benedizione Dio viene proclamato unico autore della vita, garante e responsabile della conservazione del mondo. In ebraico il verbo “benedire”, barakh, usato qui per la prima volta, ha una radice vicina a quella del verbo “creare” (bara’). È anche la stessa radice con cui ci si riferisce al ginocchio e all’azione di inginocchiarsi. Il ginocchio è ciò che serve per muoversi speditamente, articolando il proprio movimento, ma può essere anche piegato, come si fa per osservare meglio qualcosa o per esprimere meraviglia e riconoscenza.  

Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei mari
La benedizione di Dio consiste in un vero e proprio ordine, in forma imperativa. L’ordine in ebraico suona: pru urvu u-mil'u. Letteralmente: “fruttate e diventate grandi e riempite”. Descrive il ciclo della vita animale, che comincia con l’ultima fase dello sviluppo vegetale, il frutto. Nel frutto è contenuto il seme, per questo dal frutto segue la moltiplicazione. A differenza dei vegetali, il cui seme è trasportato dal vento, dall'acqua o comunque da agenti esterni alla pianta, per gli animali la riproduzione richiede la partecipazione di due organismi almeno uno dei quali deve impegnarsi in un'attiva ricerca del partner. Da qui l'ordine di moltiplicarsi. In quanto a riempire le acque, anche questo è un effetto della ricerca che caratterizza la vita animale.

Commento spirituale

L'origine della vita animale dalle acque che sono sotto il cielo ci parla del rapporto tra ciò che è naturale e ciò che è spirituale. Le creature animali, innanzitutto quelle prodotte dall'acqua, simbolizzano l'anima naturale che deve venire alla luce. Gesù
ha usato questa metafora quando ha detto ai suoi discepoli che li avrebbe fatto diventare pescatori di uomini (Mt 4,18). Secondo la teoria evoluzionistica i primi animali sarebbero stati marini per poi trasformarsi in anfibi e divenire progressivamente terrestri, e anche gli uccelli tendono a diventare terrestri per potersi riprodurre. Si formano dei nidi, che sono le prime dimore terrene. Appena possono, gli animali fissano una dimora e un territorio da difendere per la propria riproduzione. Lo scrive Gesù, per annunciare di sé stesso, e di coloro che vogliono essere veramente uomini con lui, che non è questo il nostro destino: “... gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo” (Matteo 8,20).
Inoltre, i pesci e gli uccelli non sono in grado di camminare; ciò indica che non c’è ancora pieno frutto.
Se il versetto non avesse aggiunto urbù, moltiplicatevi, ogni creatura avrebbe prodotto un solo discendente; moltiplicatevi aggiunge nascite multiple alla benedizione in modo che ogni singolo dia vita a molti (Rashì). La generazione dell’unico frutto a immagine del Figlio di Dio si moltiplica in tante nascite (portare un corpo dentro). Il parto unico diventa parto multiplo, affinchè la moltitudine di esseri viventi possa raggiungere l’Unigenito Essere Vivente. La fecondità, il frutto del Figlio viene dall’alto, viene dall’altro. Nella Bibbia la vita non si produce, ma è l’evento che accade tra Dio e l’uomo, è l’esperienza di comunione. Dio viene ad abitare nell’uomo,come il seme nella terra e l’uomo come la terra accoglie quel seme divino per farlo diventare frutto, figlio di Dio.

Commento decriptato

Decriptiamo alcune parole del testo di Gn 1,22

Li benedisse
Benedire in ebraico barak dentro i corpi i retti, la mano di Dio. Qui si deduce che gli  esseri viventi sono creati dalla mano di Dio secondo il suo progetto di rettitudine.
Siate fecondi
Siate fecondi in ebraico è portare frutto pru Il Verbo nel corpo è portato. Quindi il Verbo conduce ogni essere vivente a svilupparsi secondo il suo modello.

moltiplicatevi
Moltiplicatevi in ebraico rvu è siate molti, grandi, decriptato: i corpi dentro per essere lavorati,plasmati oppure rv il maestro con il bastone. Qui abbiamo la formazione dell'essere vivente che segue le indicazioni della madre, pensiamo alla gestazione del bimbo nel grembo della madre, e le istruzioni del padre che gli fa da maestro di vita. Indica la crescita di un essere vivente verso la sua maturità. Nella moltiplicazione, gli esseri viventi che hanno portato frutto, portano se stessi nella prole ad abitare lo spazio loro concesso da Dio. I loro corpi resh formano una propria famiglia bet secondo la loro specie.

Riempite la terra
Riempite umil': waw portati alla mil’ pienezza, oppure vivere mem la potenza  lamed dell'Unigenito alef

brulichino le acque di esseri viventi
brulichino sheretz: la luce dei corpi sale o scende, in riferimento allo spazio atmosferico del cielo. I volatili ‘of ain waw pe  (si percepisce il loro essere portati dal soffio, dal Verbo di Dio)
esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque,
Nelle acque  iniziano a brulicare sheretz esseri striscianti rameset (rettili, invertebrati) i corpi dei viventi che bruceranno alla fine oppure in positivo, i corpi dei viventi si illuminano nella scelta, nelle indicazioni (date da Dio).
Quinto giorno
chamishi  cham il calore dei viventi, della vita esistente sorgerà per stare negli uccelli e nei pesci, i primi esseri viventi che attraverso il calore della luce di Dio che è amore si moltiplicano. Qui abbiamo la manifestazione dell’uomo primordiale nel suo essere cielo shamaim fuoco e acqua, nella sua natura spirituale e materiale che si manifesta nei primi esseri viventi attraverso la generazione.






martedì 5 agosto 2014

Gn 1,14-19

 Commento esegetico

14Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. 16E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Il quarto giorno vede il completamento dell’opera compiuta il primo giorno, la creazione degli astri è in stretta relazione con quella della luce. Ma l’autore sacerdotale non cita le due opere più splendide: il sole e la luna. Evita i loro nomi perché in tutte le culture vicine a Israele, il sole e la luna sono considerate divinità; per non correre rischi, o meglio, per non dare importanza a realtà idolatrate, non le chiama con il loro nome e adopera una parafrasi allusiva. Si tratta di un chiaro intento «demitizzante». Nei racconti tradizionali antichi sull’origine del mondo il sole, la luna e le stelle erano sempre elementi fondamentali e iniziali; nel poema biblico, invece, compaiono solo nella seconda fase, non viene attribuita loro particolare importanza e sono ridotti a meri strumenti. Il termine adoperato dall’autore me’orot  tradotto con luce, indica piuttosto la lampada, cioè il sostegno per un oggetto che emana luce: la traduzione migliore mi sembra «lampadario». Si tratta semplicemente di lampadari che Dio ha appeso al soffitto della terra, cioè sul firmamento. La funzione di questi lampadari è quella di creare separazione fra giorno e notte, servire da elementi indicatori per i cicli stagionali e liturgici e infine illuminare la terra. La mentalità dell’autore sacerdotale emerge di nuovo chiaramente: gli astri hanno un’importanza fondamentale per la costituzione del calendario religioso e questo ruolo risale a Dio stesso che con essi ha inteso organizzare il cosmo e il tempo.

siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
'Oth, la parola che qui è tradotta con segno è anche una preposizione, che indica il
complemento oggetto ed è formata dalla prima e dall'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, alef e thav: una specie di segno dei segni. La troviamo già nel primo versetto della Bibbia usata come preposizione in contesti come questo, non ha un equivalente nelle nostre lingue. Indica semplicemente un oggetto e un'intenzione. Qui, usata come sostantivo, questa radice significa “segno”, in altri contesti indica le insegne militari, i monumenti e, soprattutto, i miracoli di Dio. Comunque sia, stiamo parlando di una comunicazione destinata a qualcuno. La luce è luce per qualcuno che la vede, e anche le luci nel cielo hanno lo scopo di essere viste da qualcuno e servire da indicazione del tempo che passa. Gli astri, grazie alla regolarità del loro movimento, sono un punto di riferimento per avere una misura del tempo. Ma per capire il movimento e per misurare il tempo occorre in qualche modo esserne fuori. Dall'eternità il Signore ha disposto i cieli perché fossero contemplati da qualcuno in grado di contare, cioè di mettersi fuori dal tempo. Non è ancora il momento di creare l’uomo, ma è in vista dell’uomo che ogni cosa è stata creata.

E così avvenne
In ebraico khen si usa per dire “sì”. Viene da una radice che significa stabilire, mettere a punto. Quasi dalla stessa radice procede anche la parola con cui la Bibbia si riferisce ai sacerdoti (khohanym). Il cosmo è un immenso orologio messo a punto per battere non solo le ore, ma i mesi, gli anni e le epoche. Perché qualcuno possa chiedere: “Insegnaci a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio” (Salmi, 90:12). In tutte le culture, e in particolare in Israele, il conto del tempo era compito dei sacerdoti, che contavano i giorni, i mesi e gli anni perché fossero celebrate le feste e si conservasse memoria delle cose avvenute. Perché le cose passano, ma grazie al conto del tempo si conserva memoria delle cose avvenute e questa memoria diventa un’istruzione per il futuro.

E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 
Il verbo tradotto con il nostro “governare o presiedere” (mashal) ha la stessa radice delle parole che traduciamo con esempio e con proverbio ed è all’origine della parola che, dal greco del Nuovo Testamento, abbiamo traslitterato con il termine evangelico parabola. Il senso di questo presiedere è di governare con l’esempio, cioè con quello che si è. Un’autorità che viene dalla propria qualità.

Commento decriptato

E’ questa la tappa in cui l'uomo allarga la visuale e fa un salto di spiritualità passando dall'io-Dio all'io-tu-Dio, sia che si guardi questa pagina sotto l’aspetto della crescita spirituale d’un uomo formato, sia dello sviluppo fisico-eticospirituale d’un uomo uscito della protezione del materna e dell’infanzia che inizia una vita di relazione per arrivare alla maturità con l’aiuto d’intermediari. Dio vi provvede con “luci nel firmamento del cielo…per regolare il giorno…per regolare la notte”, che però non sono chiamati sole e luna. Nella descrizione del giorno 2° si concluse che il firmamento o cielo non è fisico, ma interfaccia tra lo Spirito di Dio e la sfera dell'uomo. Questo cielo è disposto per la rivelazione in quanto si può considerare l'uomo un mondo con atmosfera di spessore pari alla crescita della sua spiritualità. Là c’è tutto ciò che conosce ed ha acquisito da Dio; Dio è la madre, la vita e l’acqua di sopra e l’uomo è il bimbo, la vita e l’acqua di sotto.
L'uomo non può contenere Dio che sta all'esterno delle suo cielo, per lasciarlo libero, ma è in tale seno che è da entrare per rinascere cioè per “essere”. Ciò che l’uomo non conosce di Lui è oltre il firmamento, contatto tra noto e ignoto, ma Dio da quel Cielo soffia lo Spirito a intermediari da Lui preposti per far crescere lo spirito dell’uomo fino alla dimensione che accetta d’acquisire; infatti, dove sta Dio? Disse un rabbino: dove lo si lascia entrare!
Tali luminari posti all'interfaccia, appunto il firmamento, ricevono energia da Dio
e possono essere recepiti dall'uomo, perché solo ciò che è sotto il firmamento spirituale è recepibile dall'uomo. Se ne ricava che i grandi luminari e le stelle non sono astri, ma un’allegoria, terminali attraverso cui l’uomo può rapportarsi con lo Spirito di Dio che così può invadere lo spirito dell'uomo: “metterò dentro di voi il mio Spirito.” (Ez. 36,27). Questi terminali sono necessari finché l'uomo è portato nella crescita spirituale a livello tale (7° cielo) che l'interfaccia sia eliminabile ed il colloquio possa continuare senza intermediari, faccia a faccia come un uomo parla ad un uomo: “Poiché di lui stirpe noi siamo” (Att.17,28b) e "I suoi servi l’adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte.” (Ap.22,3b-4) Lo scrittore ispirato del Gen 1 aveva la sua luna, l'Assemblea Madre ed il suo sole, la Torah, in quanto nel parallelo con l’Esodo questo giorno si può vedere proprio come quello della consegna della Torah a Mosè.
E le stelle ? I profeti, i sacerdoti i dei fratelli nella fede. In definitiva, Dio, nel 4° giorno dà segni efficaci all'uomo con la capacità di seguirli; cioè nella libertà dona precetti e l'obbedienza. Nella parabola della nascita d’un uomo nuovo nel 3° giorno è terminata la creazione della “terra” che è separata dalle acque del parto dalla madre; è creato il terrestre, l’asciutto, cioè l'hardware dell'uomo nuovo. L’uomo ora potenzialmente ha tutto, ma quel che sarà dipende da ciò che gli si dà per coltivarlo, dall'educazione in senso lato; cioè per lo sviluppo armonico è da ben impostare il programma, il software definito cielo, ciò che è al disopra della sua terra ed è la sua sfera estetico, razionale, etico, sociale e spirituale. L’autore indica che i veri astri - sole, luna e stelle - dell’Ebreo sono la luce di Dio che promana essenzialmente dal Suo candelabro a sette braccia o menorà; vale a dire nell’assemblea dei fratelli. Il punto focale della creazione, è appunto il 4° giorno che è il mediano dei sette giorni e corrisponde alla luce centrale della menorah. Queste luci di cui si parla nel 4° giorno servono: per illuminare la terra - cioè nel nostro parallelo, Adamo; per regolare giorno e notte, cioè per le ore di preghiera; per le stagioni, per i giorni e per gli anni, ossia per le feste e per i giubilei; per separare la luce dalle tenebre, ciò che è secondo Dio da ciò che non lo è.
Nella descrizione di questo giorno abbiamo considerato che non sono nominati il sole e la luna che normalmente si considerano creati in questa tappa. Adamo poi darà il nome agli animali, ma non agli astri e da parte di Dio questo sarebbe stato il momento giusto per chiamarli sole e luna, ma non avviene. Gli unici astri veramente nominati sono le stelle, ma è da pensare alla giustizia e ai giusti: “Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada.”(Is 62,1), infatti stella è kokab e da una lettura con le lettere s’ottiene: “arde כ ו ה)כ ו ) la rettitudine כ dentro ב”; cioè, attraverso loro si vede un bagliore della rettitudine di Dio e le stelle sono kokabim: “arde כ ו ה) כ ו ) la rettitudine כ dentro ב che vi sta י a vivere .“ם. Nessuna parola nel Genesi è scritta a caso, ed è importante andare a cercare quando la parola “stelle” è in questo rinominata il che si verifica proprio con le parole sole e la luna quando Giuseppe racconta il sogno: “Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me. Lo narrò quindi al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te ?” (Gen 37,9s) E’ chiaro che lì il sole è il padre, la luna è la madre e le stelle i fratelli (di sangue e/o della comunità) in linea con quanto si va dicendo e si può allargare. Per i cristiani Gesù, il Cristo incarnato, storicamente nel cammino di salvezza è ritenuto il sole, luce parallela a quella del 1° giorno (uguale e consustanziale al Padre) preesistente alla creazione, visibile fisicamente dall’uomo nella sua 4° tappa spirituale, con gli occhi della fede formatasi nei primi tre giorni. Cristo è proprio il sole: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) e “La città (nuova Gerusalemme) non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’agnello.” (Ap 21,23) La luna nel parallelo è Maria, la Chiesa, illuminata da Cristo - sole: ”Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi …” (Ap12,1b), l'Assemblea dei fratelli che guida e aiuta quando nella notte gli occhi non vedono la luce grande e stelle? Santi, i veri cristiani, le stelle “…e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap12,1b), cioè i 12 apostoli, quindi il magistero.
La decriptazione di  stella Caf  waw (H) caf bet  è “Arde per la rettitudine dentro”. Inoltre, il termine ebraico kokhab, “stella” è molto bello e denso di significato; le lettere che lo formano, infatti, ci svelano l'immensità della presenza che questi elementi celesti portano in sé. Troviamo due caf, che significano "mano" e che racchiudono in sé una waw, cioè l'uomo, inteso nella sua struttura vitale, nella sua colonna vertebrale, che lo mantiene in posizione eretta, che lo fa salire verso il cielo, verso il contatto col suo Dio e Creatore. Dunque, dentro le stelle, appaiono due mani, caf e caf, che stringono in sé, con amore, l'uomo: sono le mani di Dio, che mai cessano di sostenerci, solo che noi ci affidiamo ad esse. Infine compare la lettera bet, che è la casa. Le stelle ci parlano, allora, del nostro viaggio verso la casa del Padre, del nostro continuo migrare e ritornare là, da dove siamo venuti, fin dal giorno della nostra creazione, ma già fin da sempre.
Quarto giorno:  (in questo giorno l’uomo spirituale si manifesta in modo universale)
rebi(ain)i  il corpo che abita nell’esistenza ad agire sarà o il Maestro sarà visto esistere (in riferimento all’unigenito figlio di Dio sole di giustizia).  Il sole la luna e le stelle sono i corpi astrali che prefigurano l’archetipo dell’Uomo-divino.


lunedì 23 giugno 2014

Altro commento di Gn 1,9-13

e appaia l'asciutto. E così fu. Dio chiamò l'asciutto terra
La terra di cui si è parlato nel primo verso e che nel secondo era stata descritta come informe e vuota comincia qui a prendere forma. Dopo la raccolta delle acque, la terra che prima era solo fango e confusione diventa ciò per cui era stata creata, ed è ora pronta per essere la base della nostra dimora.
La terra per eccellenza (ha-‘Aretz) è oggi quella che Dio ha destinato a Israele, discendenza di Shem, figlio di Noè attraverso cui si inaugura la linea degli “amici di Dio” fino ad Abramo e ai discepoli di Gesù, tutti “pecore di Israele”. La terra emerge dalle acque come Israele emerge dalle nazioni.
Ma anche la terra di Israele e la Gerusalemme terrena che vi è stata costruita su indicazione di Dio come sua capitale e sede del Suo tempio sono una prefigurazione della nuova terra e dei nuovi cieli dove la Gerusalemme celeste è edificata non dalle mani dell’uomo ma dallo stesso Signore.
Le acque di sotto scendono con questo scopo, di fare venire alla luce, rendere visibile
l’asciutto (yabashah). La superficie che prima era coperto da una massa d’acqua torbida che lo separava dal cielo e dalla luce, adesso è diventato un luogo che aspetta l’acqua che viene dal cielo e che prefigura l’acqua viva celeste simbolo dello Spirito Santo. “Io infatti - dice il Signore - spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull'arida terra (yabashah); spanderò il mio Spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi rampolli” (Is 44,3).

e chiamò la raccolta delle acque mari
La raccolta delle acque (miqveh hamayim) è il risultato dell’ordine dato alle acque di raccogliersi in ruscelli e fiumi via via più grandi fino ad arrivare tutte in uno stesso posto: il mare. Nella Bibbia i mari simbolizzano le nazioni, che circondano la terra di Israele con le loro minacce. La terra non deve temere i mari, perché è in vista della terra che i mari sono stati formati e non viceversa. Se le acque che sono sotto il cielo si sono raccolte nei mari è perché ne emergesse una terra che aspira alle cose che sono di sopra. Nel libro del profeta Geremia, miqveh significa proprio “speranza”, il Signore stesso è chiamato così. “Speranza d'Israele (Miqveh Yisrael), o Signore, tutti quelli che ti abbandonano saranno confusi; quelli che si allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perché hanno abbandonato il SIGNORE, la sorgente delle acque vive” (Geremia, 17,13). La fonte dell’acqua viva è chiamata raccolta (miqveh) perché di fatto è Dio che ci attira verso il cielo dove Lui è.

Dio vide che questo era buono.
Anche questo è necessario e buono: che ci sia un limite tra il mare e la terra, perché così la terra può ricevere la luce che le serve per la vita e l’acqua che scende dal cielo non si mescola e non diventa un’unica massa con quella che è già scesa. È una cosa buona agli occhi di Dio anche questa separazione tra ciò che deve passare e ciò che deve essere trasformato per potere durare per sempre. Nella nuova creazione, rimarrà solo ciò che è eterno e non ci sarà più necessità di una separazione tra Israele e le nazioni (i due popoli saranno diventati uno, come è scritto in Efesini 2,14); ma non perché Israele sarà stato inglobato nel mare delle nazioni: piuttosto perché le nazioni saranno tutte venute alla luce della nuova terra e il mare non ci sarà più (Apocalisse, 21,1).

Poi Dio disse: Produca la terra della vegetazione
Anche quaggiù, seppure sempre solo per un certo tempo, l'acqua vince la forza di gravità che la spinge ad ammassarsi in un unico luogo, verso il basso. Separata dal mare, infatti, la terra riceve la pioggia dal cielo e diventa fertile, dando luogo a un’altra via di risalita rispetto a quella della trasformazione in vapore: la crescita della vegetazione. L'acqua che scende come pioggia viene assorbita dalla terra che diventa capace di produrre vita. Come dice espressamente la Scrittura, è una figura visibile di quello che è l'opera della parola di Dio. “Si spanda il mio insegnamento come la pioggia, stilli la mia parola come la rugiada, come la pioggerella sopra la verdura e come un acquazzone sopra l'erba” (Deuteronomio, 32,2).
L'ebraico dice tadshe ha-‘aretz deshe, “vegeti la terra della vegetazione”. Sembra poca cosa, ma in questo ordine è contenuto l'ordine della vita. Le molecole che formano la terra si devono ordinare in modo da crescere e riprodursi, dividendosi e moltiplicandosi come fanno le microalghe e i funghi microscopici che costituiscono la base dei primi vegetali, i licheni e le altre rudimentali forme di vegetazione come muschi e felci, che non hanno dei veri semi (ma solo spore), e che preparano il terreno per più complessi tipi di vegetazione, organismi capaci di produrre semi e anche frutti, come dice subito dopo.

delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra
Scopo della terra è portare frutto. Se l'acqua che scende dal cielo e filtra attraverso la terra è come l'insegnamento della parola di Dio, sappiamo che questo insegnamento non è dato a vuoto. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata” (Isaia, 55,10-11). Per questo chi medita la parola di Dio, come scrive Davide nel primo dei suoi salmi è come un albero piantato presso l’acqua corrente. Ma la parola non solo è l'acqua che vivifica la terra: è anche il seme che cresce e si moltiplica quando cade nella terra giusta. Gesù, spiegando la parabola del seminatore, conclude dicendo: “quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta” (Matteo, 13,23).
C'è una terra rocciosa e c'è una terra buona. Ogni tipo di vegetazione elencato in questi versi prepara il terreno per il tipo che segue. I licheni, i muschi e le felci lavorano la roccia e preparano l'humus perché possano crescere altri vegetali più organizzati: l'erba che porta seme (come il grano e gli altri cereali) e poi, dopo che l’erba si è diffusa (soprattutto orizzontalmente), gli arbusti e gli alberi che mettono radici più profonde e fanno anche un frutto contenente il seme, che deve trovare un terreno adatto per poter mettere radice e rinascere come un nuovo organismo capace di portare altro frutto. Così è anche il nostro cuore, più o meno adatto a ricevere il seme in modo da portare frutto. In questa del seminatore e in altre parabole in cui parla di semi e di piantagioni, Gesù nomina anche i rovi o le erbacce (le zizzanie di Matteo 13:25-40), piante che non portano frutto, ma anzi causano danni, impedendo alle piante fruttifere di portare il frutto che potrebbero portare. Sono una raffigurazione dei pensieri, dei discorsi e dei comportamenti che causano scandali e divisioni. I biologi che cercano di descrivere matematicamente la crescita delle piante (per simularne la struttura al calcolatore) utilizzano delle specie di grammatiche che generano gli organismi con delle regole di costruzione sintattica, come con le lettere si generano parole, frasi e discorsi.
Il linguaggio è effettivamente fatto di semi, che producono piante più o meno fruttifere. Nella lingua ebraica, “conversazione” e “vegetazione” (sichah e siach) hanno una radice comune (come molti commentatori ricordano, parlando di Genesi 24,63, dove è scritto che Isacco uscì a meditare nella campagna). D’altra parte, albero ('etz) significa anche “consiglio”. Il frutto prodotto dall'albero contiene a sua volta dei semi, che diventano capaci di produrre altri alberi. Così anche i nostri discorsi, provengono da scelte passate e producono scelte future.
A cominciare dalla prima scelta, quella compiuta nel giardino dell’Eden, dove si trovavano l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male: il consiglio della vita con Dio e il consiglio di una nostra autonomia di giudizio. Avendo scelto l’albero dell’autonomia, ci siamo incamminati per la nostra strada nella quale, come dice Paolo “siamo assenti dal Signore” (2Corinzi, 5:6). La terra è diventata dura e produttrice di spine (Gn 3,18). Ma Dio non ci ha lasciato senza speranza, anzi nella bellezza della vegetazione abbiamo una figura di una vita di nuovo con Dio. Il consiglio (l’albero) degli empi ci fa sperare in cose che non si realizzano mai. Speranze che portano la nostra vita a venir meno; ma, per chi lo desidera, c’è l’insegnamento del Signore che è una fonte di vita e di ristoro per tutti quelli che sono affamati e assetati di giustizia e di verità. “La speranza insoddisfatta fa languire il cuore, ma il desiderio realizzato è un albero di vita” (Pr 13,12).
Nel libro di Ezechiele, dove si parla del Tempio di Dio, è scritto di un torrente sulla cui rive c'erano moltissimi alberi, da un lato e dall'altro (Ez 47.6-7). Lo stesso fiume ha visto Giovanni anche nella Gerusalemme che è in cielo. “Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” (Apocalisse, 22,1-2).

E così fu. La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie.
La terra, obbedendo alla parola di Dio, si modella in modo da far uscire l’acqua verso l'alto, sotto forma di vegetazione. Il verbo che viene qui tradotto con produsse vuol dire semplicemente “fece uscire”. Con la vegetazione l’acqua prende vita ed esce dalla terra in direzione del cielo, da dove era scesa e da dove viene la luce che nutre le piante della sua energia ordinatrice. “Fare uscire” è un’azione apparentemente molto semplice. Ma perché questo avvenga in natura occorre che le molecole che si trovano nella terra si organizzino secondo un ordine che è l'ordine della vita. Nelle cellule vegetali, il carbonio e altri elementi chimici, che provengono dall'aria, e dall'acqua, per intervento della luce si mettono in fila per costruire materia vivente, anzi materia che produce la vita. Le cellule sono come pietre - o, secondo la metafora che ha dato loro il nome – come stanze viventi, che crescono secondo regole diverse a seconda delle diverse specializzazioni e contengono in sé il germe per la loro riproduzione. Quello che accade nelle cellule a livello molecolare, come si è scoperto solo negli ultimi secoli e in particolare negli ultimi decenni, segue regole molto precise, perché in ognuna di esse è letteralmente scritto tutto il piano della costruzione dell'intero organismo. Alcune cellule speciali, poi, i semi, sono formate in modo da fare ripartire la crescita di un organismo nuovo, che combina le caratteristiche dei due organismi da cui sono stati formati i semi. In ebraico, la parola che traduciamo con specie è la stessa preposizione che in altri contesti significa semplicemente “da”. Gli arbusti e gli alberi fanno fiori e frutti che contengono semi che propagano la specie. da loro nasceranno cioè tanti organismi che derivano dagli stessi progenitori. Ogni albero dà lo stesso tipo di frutto. “Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,16). Così dal frutto si riconosce l’albero. Come è dall’esperienza che si fa che si capisce se il consiglio era buono o era cattivo.


mercoledì 18 giugno 2014

L’Universo UOMO


Commento spirituale

Con l’adesione della Materia al progetto di Dio ha inizio l’evoluzione della TERRA.

Dio genera nuovi personificandi che aderendo al suo progetto si evolvono fino a raggiungere la personificazione- UOMO.
Tutti gli esseri viventi che non aderiscono al suo progetto rimangono nello stato che hanno scelto di vivere (secondo la loro specie, la loro tendenza sessuale mascolina e femminile). Una cellula che aderisce va avanti nell’evoluzione, se non aderisce, si ferma, allo stato che ha raggiunto: minerale, vegetale, animale e umano
.
Il personificando-UOMO fu uomo sin dalla prima effusione dello Spirito sulle spoglie morte del firmamento, sin dal primo stato di evoluzione (polvere, terra, molecola, vegetale, invertebrato, mammifero e uomo). Ma non tutti gli esseri viventi hanno raggiunto la personificazione, solo quelli che aderirono al progetto sono diventati uomini chiamati a proseguire l’evoluzione fino a raggiungere lo stato di uomo perfetto in Cristo Gesù ed essere figli nel Figlio partecipi della natura divina.
Gli altri esseri viventi tramandarono la loro esistenza in maniera deviata secondo la loro specie. Tutti gli esseri viventi che conosciamo dal più piccolo al più grande sono nostri rami genealogici deviati, che attendono la rivelazione dei figli di Dio per poter essere liberati dalla corruzione del peccato e così raggiungere la perfetta reintegrazione nello stato di uomo perfetto in Cristo Gesù. L’uomo non rappresenta altro che uno dei tanti gradini della scala evolutiva, dove ogni gradino è staccato dall’altro con una ‘soluzione’ di continuità.

Tutti gli esseri viventi sono stati creati attraverso il Verbo e in vista del Verbo, poiché tutti dovranno entrare nella gloria dei figli di Dio, il Verbo di Dio ha percorso tutte le fasi dell’evoluzione materiale e spirituale; dalla materia inorganica alla resurrezione e alla trasfigurazione dell’uomo. Il Verbo di Dio è entrato nell’utero stesso della terra per nascere, crescere e morire come ogni essere vivente, seguendo l’iter evolutivo dell’essere umano.
                           

Decriptiamo ancora Gn 1,9-13

Appaia l’asciutto…Dio chiamò l’asciutto terra

La terra viene dall’asciutto  IBSHH l’esistenza è dentro la luce di chi si apre. Ogni vivente che accoglie luce di Dio, diventa terra eretz  un unico corpo che sale, che aspira a Dio, nell’unica alef volontà divina retz

La terra produca  germogli, erba

La terra fa crescere, produce germogli o erba DSHA viene in aiuto la luce dell’Unigenito  (per la crescita dell’Unico in ogni vivente) oppure viene sbarrata la luce dell’Unigenito  (se  la terra non accoglie la grazia di Dio).
L’erba che accoglie la luce è ESHB vedo la luce dentro che produce seme perché colpisce Z il male RA (dell’egoismo) colpisce il corpo sensibile per cogliere lo Spirito di Dio, infatti l’erba o la pianta da seme che si evolve nello Spirito diventa albero etz vedo salire, la sensibilità risale e fa ASHH vedo la luce entrare, frutto PERI soffia nel corpo l’Essere divino secondo la propria specie MIN il vivente sarà energia sessuata maschio-femmina oppure il vivente sarà inviato, nel senso che verrà generato.

La Terra- Madre che accoglie il seme della Grazia di Dio (femminilità) genera un alto essere vivente (frutto) secondo il progetto di Dio (mascolinità) più evoluto fisicamente e spiritualmente secondo la specie, generando un essere vivente più simile alla divinità con seme e conseguente frutto.

giovedì 22 maggio 2014

Genesi 1,9-13

Commento esegetico

 9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Questa descrizione, nella sua essenzialità, sembra evocare un altro grande evento: il passaggio del Mar Rosso. Il racconto sacerdotale di quel fatto (cfr. Esodo 14,21–22) sarà presentato con la stessa terminologia, proprio per richiamare alla memoria l’intervento creatore iniziale di Dio. L’esperienza della salvezza storica ha permesso di comprendere il ruolo creatore di Dio e così i due elementi, creativo e redentivo, si intersecheranno sempre nei racconti e nelle preghiere. Dio crea salvando; Dio salva creando. La creazione è il primo atto salvifico di Dio. La vita era impossibile: Dio ha fatto apparire l’asciutto e ha reso possibile la vita. Per fare questo Dio ha dovuto dominare le acque e nella mentalità mitica le acque sono la potenza non dominabile, sono i grandi mostri o le potenti divinità primigenie del caos. Dio crea la separazione decisiva per la vita: la distinzione fra terra e mare. Adesso ci sono gli ambienti vitali dove sarà possibile l’esistenza. Al terzo giorno vengono assegnate due opere: la separazione della terra e del mare e la produzione dell’erba e di tutta la vegetazione. I primi tre giorni, infatti, secondo lo schema dell’autore, comprendono le opere di fondazione, mentre gli altri tre giorni saranno dedicati alle opere di ornamentazione. L’erba e le piante sono poste in questa prima fase perché sono realtà ferme e immobili, a differenza di tutte le altre opere seguenti caratterizzate dal moto. È interessante notare l’insistenza con cui l’autore ripete la formula  secondo la loro specie .

Dio disse: le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto
Dio ordinò che le acque si radunassero in un unico luogo (l’espressione “unico luogo” denota le profondità e le cavità della crosta terrestre). Dio ordinò alla terra ferma di infiammarsi e di emergere mediante eruzioni enormi. Dio parlò e disse: “Le acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto” (Genesi 1:9). Osservate cosa accadde: “e così fu”. La terra ferma, le vette delle montagne e le alture emersero mediante il sollevamento più grande che si possa immaginare, e milioni di tonnellate di acque irruppero con violenza nelle profondità e nelle cavità della terra. Le acque della creazione sono citate spesso nelle Scritture per rappresentare sia la vita che le prove e le afflizioni della vita.

La terra produca
Per la creazione della vegetazione l'ordine è dato alla terra. L'idea è quella della terra madre che produce la vita ma qui per ordine di Dio, e non invece come divinità autonoma.

Commento patristico

Origene
Dio chiamò l’asciutto terra come questo “asciutto” dopo essersi separato dall’acqua… viene chiamato “terra”, così i nostri corpi, compiuta la medesima separazione, non rimarranno aridi, ma saranno chiamati “terra”, perché potranno ormai portare frutto per Dio.
Agostino
Si raccolgono le acque   Chi ha raccolto le acque in un'unica società( unico, infatti, è il fine che esse si prefiggono: la felicità temporale e terrena)?..Chi o Signore se non tu?
E appaia l’asciutto   E sei stato tu, Signore, a comandare…che apparisse la terra arida, assetata di te.

Commento spirituale

E appaia l’asciutto Dall’implosione di raqya venne fuori il caos primordiale, la materia informe. Dio chiamò l’asciutto terra: Dio diede vita alla materia informe e inorganica formando la terra, e la separò dalle acque disobbedienti  e chiamò la massa delle acque mari . Così Dio cominciò a formare l’universo materiale costituito da acqua, terra, aria e luce. Il nostro universo è la restaurazione di quell’ordine voluto da Dio in principio per tutti gli esseri viventi, (universo-UOMO) che doveva essere generato da raqya, se lei avesse aderito al progetto di Dio. La creazione della materia è stata formata dall’effusione dello Spirito Santo sul “meno del nulla” in cui è piombata raqya a causa del peccato.

La terra produce per la prima volta germogli, semi, erba ed alberi che fanno frutti con semi con la grazia di Dio, l'acqua dal Cielo di sopra in comunicazione con il cielo della sfera umana, le acque di sotto. Che siano frutti spirituali lo notiamo dal fatto che nel 3° giorno non sia stato ancora creato il sole. E’ la Parola di Dio che produce i   frutti: Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare…così sarà della parola uscita dalla mia bocca (Is 55,10.s) E’ così spontaneo andare con la mente alla parabola uomo-albero: Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai (Sal 1) e questo stadio evolutivo spirituale implica che Dio ha creato per l’uomo la stabilità quale quella d’un albero solido. Questo uomo con la stabilità, ben irrigato, viene su retto e diritto; non è più nel mondo delle tenebre di Gen 1,1.2, però è ancora impedito nel muoversi, non può portarsi verso gli altri, non ha ancora gambe, è, appunto, come un albero fisso nella propria terra, può produrre semi, fiori e frutti, ma è egoista pensa solo a sé, si fa bello, ma è passivo e non s’interessa più di tanto se i suoi semi attecchiscono o no. Occorre un altro intervento di Dio, un’altra tappa spirituale. Nel 3° giorno Dio proclama due volte vide che era cosa buona per l'ordine e la stabilità, per fede e frutti dati nella libertà.

Commento decriptato

E Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme ed alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie. E così avvenne (Gn 1,11), e questo seme ז ר ע , che con i segni dice colpire ז il male ר ע , indica che l’uomo lo può attuare col discernimento ricevuto che lo rende un mattone del popolo di Dio. I frutti sono פ ר י perì’,che in senso fisico “per la bocca פ corpi ר sono י“, ma parlano di battesimo di Spirito e di Parola “soffia פ nel corpo ר l’Essere י Sotto l’aspetto della parabola dell’uomo è il parto, la separazione dalle acque, appare la terra asciutta, con la nascita d’un uomo (i semi) o d’una donna (i frutti) alla vita della fede in Dio che dà i primi semi e frutti; è un neofita che sarà nel 4° giorno sorretto da tutori, da garanti, come albero da frutto. Nei primi tre giorni Dio crea la terra, la materia prima spirituale dell’uomo che esce dalla crescita fisico - etica per entrare in una completa crescita spirituale. In conclusione dopo i primi tre giorni, costituenti un primo ciclo, da un essere alienato e pauroso s’è passati all’uomo di fede monoteista. E' stata creata la direzione verticale uomo - Dio e “come la terra produce la vegetazione e come un giardino farà germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli.” (Is 61,11) Dio vuole manifestarsi più in concreto perché a questo uomo manca la dimensione orizzontale, cioè un rapporto fraterno con gli altri. Nel 4°,5° e 6° giorno farà dilatare la dimensione spirituale per proiettare l’uomo verso la nuova storia della salvezza e verso la vita eterna, perciò ora, con più fiducia nella tesi che si sta dimostrando leggiamo gli altri giorni della creazione.
Terzo giorno: in ebraico shilishi  la luce è potente nell’esistenza sorge con gli alberi da seme e da frutto, (si manifesta nella materia) la direzione verticale che mi rimanda al terzo giorno della risurrezione: sorge un’esistenza potente sarà nel Risorto o al primo giorno dopo il sabato rishion decriptato: il corpo è risorto portando energia.