lunedì 23 giugno 2014

Altro commento di Gn 1,9-13

e appaia l'asciutto. E così fu. Dio chiamò l'asciutto terra
La terra di cui si è parlato nel primo verso e che nel secondo era stata descritta come informe e vuota comincia qui a prendere forma. Dopo la raccolta delle acque, la terra che prima era solo fango e confusione diventa ciò per cui era stata creata, ed è ora pronta per essere la base della nostra dimora.
La terra per eccellenza (ha-‘Aretz) è oggi quella che Dio ha destinato a Israele, discendenza di Shem, figlio di Noè attraverso cui si inaugura la linea degli “amici di Dio” fino ad Abramo e ai discepoli di Gesù, tutti “pecore di Israele”. La terra emerge dalle acque come Israele emerge dalle nazioni.
Ma anche la terra di Israele e la Gerusalemme terrena che vi è stata costruita su indicazione di Dio come sua capitale e sede del Suo tempio sono una prefigurazione della nuova terra e dei nuovi cieli dove la Gerusalemme celeste è edificata non dalle mani dell’uomo ma dallo stesso Signore.
Le acque di sotto scendono con questo scopo, di fare venire alla luce, rendere visibile
l’asciutto (yabashah). La superficie che prima era coperto da una massa d’acqua torbida che lo separava dal cielo e dalla luce, adesso è diventato un luogo che aspetta l’acqua che viene dal cielo e che prefigura l’acqua viva celeste simbolo dello Spirito Santo. “Io infatti - dice il Signore - spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull'arida terra (yabashah); spanderò il mio Spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi rampolli” (Is 44,3).

e chiamò la raccolta delle acque mari
La raccolta delle acque (miqveh hamayim) è il risultato dell’ordine dato alle acque di raccogliersi in ruscelli e fiumi via via più grandi fino ad arrivare tutte in uno stesso posto: il mare. Nella Bibbia i mari simbolizzano le nazioni, che circondano la terra di Israele con le loro minacce. La terra non deve temere i mari, perché è in vista della terra che i mari sono stati formati e non viceversa. Se le acque che sono sotto il cielo si sono raccolte nei mari è perché ne emergesse una terra che aspira alle cose che sono di sopra. Nel libro del profeta Geremia, miqveh significa proprio “speranza”, il Signore stesso è chiamato così. “Speranza d'Israele (Miqveh Yisrael), o Signore, tutti quelli che ti abbandonano saranno confusi; quelli che si allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perché hanno abbandonato il SIGNORE, la sorgente delle acque vive” (Geremia, 17,13). La fonte dell’acqua viva è chiamata raccolta (miqveh) perché di fatto è Dio che ci attira verso il cielo dove Lui è.

Dio vide che questo era buono.
Anche questo è necessario e buono: che ci sia un limite tra il mare e la terra, perché così la terra può ricevere la luce che le serve per la vita e l’acqua che scende dal cielo non si mescola e non diventa un’unica massa con quella che è già scesa. È una cosa buona agli occhi di Dio anche questa separazione tra ciò che deve passare e ciò che deve essere trasformato per potere durare per sempre. Nella nuova creazione, rimarrà solo ciò che è eterno e non ci sarà più necessità di una separazione tra Israele e le nazioni (i due popoli saranno diventati uno, come è scritto in Efesini 2,14); ma non perché Israele sarà stato inglobato nel mare delle nazioni: piuttosto perché le nazioni saranno tutte venute alla luce della nuova terra e il mare non ci sarà più (Apocalisse, 21,1).

Poi Dio disse: Produca la terra della vegetazione
Anche quaggiù, seppure sempre solo per un certo tempo, l'acqua vince la forza di gravità che la spinge ad ammassarsi in un unico luogo, verso il basso. Separata dal mare, infatti, la terra riceve la pioggia dal cielo e diventa fertile, dando luogo a un’altra via di risalita rispetto a quella della trasformazione in vapore: la crescita della vegetazione. L'acqua che scende come pioggia viene assorbita dalla terra che diventa capace di produrre vita. Come dice espressamente la Scrittura, è una figura visibile di quello che è l'opera della parola di Dio. “Si spanda il mio insegnamento come la pioggia, stilli la mia parola come la rugiada, come la pioggerella sopra la verdura e come un acquazzone sopra l'erba” (Deuteronomio, 32,2).
L'ebraico dice tadshe ha-‘aretz deshe, “vegeti la terra della vegetazione”. Sembra poca cosa, ma in questo ordine è contenuto l'ordine della vita. Le molecole che formano la terra si devono ordinare in modo da crescere e riprodursi, dividendosi e moltiplicandosi come fanno le microalghe e i funghi microscopici che costituiscono la base dei primi vegetali, i licheni e le altre rudimentali forme di vegetazione come muschi e felci, che non hanno dei veri semi (ma solo spore), e che preparano il terreno per più complessi tipi di vegetazione, organismi capaci di produrre semi e anche frutti, come dice subito dopo.

delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra
Scopo della terra è portare frutto. Se l'acqua che scende dal cielo e filtra attraverso la terra è come l'insegnamento della parola di Dio, sappiamo che questo insegnamento non è dato a vuoto. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata” (Isaia, 55,10-11). Per questo chi medita la parola di Dio, come scrive Davide nel primo dei suoi salmi è come un albero piantato presso l’acqua corrente. Ma la parola non solo è l'acqua che vivifica la terra: è anche il seme che cresce e si moltiplica quando cade nella terra giusta. Gesù, spiegando la parabola del seminatore, conclude dicendo: “quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta” (Matteo, 13,23).
C'è una terra rocciosa e c'è una terra buona. Ogni tipo di vegetazione elencato in questi versi prepara il terreno per il tipo che segue. I licheni, i muschi e le felci lavorano la roccia e preparano l'humus perché possano crescere altri vegetali più organizzati: l'erba che porta seme (come il grano e gli altri cereali) e poi, dopo che l’erba si è diffusa (soprattutto orizzontalmente), gli arbusti e gli alberi che mettono radici più profonde e fanno anche un frutto contenente il seme, che deve trovare un terreno adatto per poter mettere radice e rinascere come un nuovo organismo capace di portare altro frutto. Così è anche il nostro cuore, più o meno adatto a ricevere il seme in modo da portare frutto. In questa del seminatore e in altre parabole in cui parla di semi e di piantagioni, Gesù nomina anche i rovi o le erbacce (le zizzanie di Matteo 13:25-40), piante che non portano frutto, ma anzi causano danni, impedendo alle piante fruttifere di portare il frutto che potrebbero portare. Sono una raffigurazione dei pensieri, dei discorsi e dei comportamenti che causano scandali e divisioni. I biologi che cercano di descrivere matematicamente la crescita delle piante (per simularne la struttura al calcolatore) utilizzano delle specie di grammatiche che generano gli organismi con delle regole di costruzione sintattica, come con le lettere si generano parole, frasi e discorsi.
Il linguaggio è effettivamente fatto di semi, che producono piante più o meno fruttifere. Nella lingua ebraica, “conversazione” e “vegetazione” (sichah e siach) hanno una radice comune (come molti commentatori ricordano, parlando di Genesi 24,63, dove è scritto che Isacco uscì a meditare nella campagna). D’altra parte, albero ('etz) significa anche “consiglio”. Il frutto prodotto dall'albero contiene a sua volta dei semi, che diventano capaci di produrre altri alberi. Così anche i nostri discorsi, provengono da scelte passate e producono scelte future.
A cominciare dalla prima scelta, quella compiuta nel giardino dell’Eden, dove si trovavano l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male: il consiglio della vita con Dio e il consiglio di una nostra autonomia di giudizio. Avendo scelto l’albero dell’autonomia, ci siamo incamminati per la nostra strada nella quale, come dice Paolo “siamo assenti dal Signore” (2Corinzi, 5:6). La terra è diventata dura e produttrice di spine (Gn 3,18). Ma Dio non ci ha lasciato senza speranza, anzi nella bellezza della vegetazione abbiamo una figura di una vita di nuovo con Dio. Il consiglio (l’albero) degli empi ci fa sperare in cose che non si realizzano mai. Speranze che portano la nostra vita a venir meno; ma, per chi lo desidera, c’è l’insegnamento del Signore che è una fonte di vita e di ristoro per tutti quelli che sono affamati e assetati di giustizia e di verità. “La speranza insoddisfatta fa languire il cuore, ma il desiderio realizzato è un albero di vita” (Pr 13,12).
Nel libro di Ezechiele, dove si parla del Tempio di Dio, è scritto di un torrente sulla cui rive c'erano moltissimi alberi, da un lato e dall'altro (Ez 47.6-7). Lo stesso fiume ha visto Giovanni anche nella Gerusalemme che è in cielo. “Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” (Apocalisse, 22,1-2).

E così fu. La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie.
La terra, obbedendo alla parola di Dio, si modella in modo da far uscire l’acqua verso l'alto, sotto forma di vegetazione. Il verbo che viene qui tradotto con produsse vuol dire semplicemente “fece uscire”. Con la vegetazione l’acqua prende vita ed esce dalla terra in direzione del cielo, da dove era scesa e da dove viene la luce che nutre le piante della sua energia ordinatrice. “Fare uscire” è un’azione apparentemente molto semplice. Ma perché questo avvenga in natura occorre che le molecole che si trovano nella terra si organizzino secondo un ordine che è l'ordine della vita. Nelle cellule vegetali, il carbonio e altri elementi chimici, che provengono dall'aria, e dall'acqua, per intervento della luce si mettono in fila per costruire materia vivente, anzi materia che produce la vita. Le cellule sono come pietre - o, secondo la metafora che ha dato loro il nome – come stanze viventi, che crescono secondo regole diverse a seconda delle diverse specializzazioni e contengono in sé il germe per la loro riproduzione. Quello che accade nelle cellule a livello molecolare, come si è scoperto solo negli ultimi secoli e in particolare negli ultimi decenni, segue regole molto precise, perché in ognuna di esse è letteralmente scritto tutto il piano della costruzione dell'intero organismo. Alcune cellule speciali, poi, i semi, sono formate in modo da fare ripartire la crescita di un organismo nuovo, che combina le caratteristiche dei due organismi da cui sono stati formati i semi. In ebraico, la parola che traduciamo con specie è la stessa preposizione che in altri contesti significa semplicemente “da”. Gli arbusti e gli alberi fanno fiori e frutti che contengono semi che propagano la specie. da loro nasceranno cioè tanti organismi che derivano dagli stessi progenitori. Ogni albero dà lo stesso tipo di frutto. “Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,16). Così dal frutto si riconosce l’albero. Come è dall’esperienza che si fa che si capisce se il consiglio era buono o era cattivo.


mercoledì 18 giugno 2014

L’Universo UOMO


Commento spirituale

Con l’adesione della Materia al progetto di Dio ha inizio l’evoluzione della TERRA.

Dio genera nuovi personificandi che aderendo al suo progetto si evolvono fino a raggiungere la personificazione- UOMO.
Tutti gli esseri viventi che non aderiscono al suo progetto rimangono nello stato che hanno scelto di vivere (secondo la loro specie, la loro tendenza sessuale mascolina e femminile). Una cellula che aderisce va avanti nell’evoluzione, se non aderisce, si ferma, allo stato che ha raggiunto: minerale, vegetale, animale e umano
.
Il personificando-UOMO fu uomo sin dalla prima effusione dello Spirito sulle spoglie morte del firmamento, sin dal primo stato di evoluzione (polvere, terra, molecola, vegetale, invertebrato, mammifero e uomo). Ma non tutti gli esseri viventi hanno raggiunto la personificazione, solo quelli che aderirono al progetto sono diventati uomini chiamati a proseguire l’evoluzione fino a raggiungere lo stato di uomo perfetto in Cristo Gesù ed essere figli nel Figlio partecipi della natura divina.
Gli altri esseri viventi tramandarono la loro esistenza in maniera deviata secondo la loro specie. Tutti gli esseri viventi che conosciamo dal più piccolo al più grande sono nostri rami genealogici deviati, che attendono la rivelazione dei figli di Dio per poter essere liberati dalla corruzione del peccato e così raggiungere la perfetta reintegrazione nello stato di uomo perfetto in Cristo Gesù. L’uomo non rappresenta altro che uno dei tanti gradini della scala evolutiva, dove ogni gradino è staccato dall’altro con una ‘soluzione’ di continuità.

Tutti gli esseri viventi sono stati creati attraverso il Verbo e in vista del Verbo, poiché tutti dovranno entrare nella gloria dei figli di Dio, il Verbo di Dio ha percorso tutte le fasi dell’evoluzione materiale e spirituale; dalla materia inorganica alla resurrezione e alla trasfigurazione dell’uomo. Il Verbo di Dio è entrato nell’utero stesso della terra per nascere, crescere e morire come ogni essere vivente, seguendo l’iter evolutivo dell’essere umano.
                           

Decriptiamo ancora Gn 1,9-13

Appaia l’asciutto…Dio chiamò l’asciutto terra

La terra viene dall’asciutto  IBSHH l’esistenza è dentro la luce di chi si apre. Ogni vivente che accoglie luce di Dio, diventa terra eretz  un unico corpo che sale, che aspira a Dio, nell’unica alef volontà divina retz

La terra produca  germogli, erba

La terra fa crescere, produce germogli o erba DSHA viene in aiuto la luce dell’Unigenito  (per la crescita dell’Unico in ogni vivente) oppure viene sbarrata la luce dell’Unigenito  (se  la terra non accoglie la grazia di Dio).
L’erba che accoglie la luce è ESHB vedo la luce dentro che produce seme perché colpisce Z il male RA (dell’egoismo) colpisce il corpo sensibile per cogliere lo Spirito di Dio, infatti l’erba o la pianta da seme che si evolve nello Spirito diventa albero etz vedo salire, la sensibilità risale e fa ASHH vedo la luce entrare, frutto PERI soffia nel corpo l’Essere divino secondo la propria specie MIN il vivente sarà energia sessuata maschio-femmina oppure il vivente sarà inviato, nel senso che verrà generato.

La Terra- Madre che accoglie il seme della Grazia di Dio (femminilità) genera un alto essere vivente (frutto) secondo il progetto di Dio (mascolinità) più evoluto fisicamente e spiritualmente secondo la specie, generando un essere vivente più simile alla divinità con seme e conseguente frutto.

giovedì 22 maggio 2014

Genesi 1,9-13

Commento esegetico

 9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Questa descrizione, nella sua essenzialità, sembra evocare un altro grande evento: il passaggio del Mar Rosso. Il racconto sacerdotale di quel fatto (cfr. Esodo 14,21–22) sarà presentato con la stessa terminologia, proprio per richiamare alla memoria l’intervento creatore iniziale di Dio. L’esperienza della salvezza storica ha permesso di comprendere il ruolo creatore di Dio e così i due elementi, creativo e redentivo, si intersecheranno sempre nei racconti e nelle preghiere. Dio crea salvando; Dio salva creando. La creazione è il primo atto salvifico di Dio. La vita era impossibile: Dio ha fatto apparire l’asciutto e ha reso possibile la vita. Per fare questo Dio ha dovuto dominare le acque e nella mentalità mitica le acque sono la potenza non dominabile, sono i grandi mostri o le potenti divinità primigenie del caos. Dio crea la separazione decisiva per la vita: la distinzione fra terra e mare. Adesso ci sono gli ambienti vitali dove sarà possibile l’esistenza. Al terzo giorno vengono assegnate due opere: la separazione della terra e del mare e la produzione dell’erba e di tutta la vegetazione. I primi tre giorni, infatti, secondo lo schema dell’autore, comprendono le opere di fondazione, mentre gli altri tre giorni saranno dedicati alle opere di ornamentazione. L’erba e le piante sono poste in questa prima fase perché sono realtà ferme e immobili, a differenza di tutte le altre opere seguenti caratterizzate dal moto. È interessante notare l’insistenza con cui l’autore ripete la formula  secondo la loro specie .

Dio disse: le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto
Dio ordinò che le acque si radunassero in un unico luogo (l’espressione “unico luogo” denota le profondità e le cavità della crosta terrestre). Dio ordinò alla terra ferma di infiammarsi e di emergere mediante eruzioni enormi. Dio parlò e disse: “Le acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto” (Genesi 1:9). Osservate cosa accadde: “e così fu”. La terra ferma, le vette delle montagne e le alture emersero mediante il sollevamento più grande che si possa immaginare, e milioni di tonnellate di acque irruppero con violenza nelle profondità e nelle cavità della terra. Le acque della creazione sono citate spesso nelle Scritture per rappresentare sia la vita che le prove e le afflizioni della vita.

La terra produca
Per la creazione della vegetazione l'ordine è dato alla terra. L'idea è quella della terra madre che produce la vita ma qui per ordine di Dio, e non invece come divinità autonoma.

Commento patristico

Origene
Dio chiamò l’asciutto terra come questo “asciutto” dopo essersi separato dall’acqua… viene chiamato “terra”, così i nostri corpi, compiuta la medesima separazione, non rimarranno aridi, ma saranno chiamati “terra”, perché potranno ormai portare frutto per Dio.
Agostino
Si raccolgono le acque   Chi ha raccolto le acque in un'unica società( unico, infatti, è il fine che esse si prefiggono: la felicità temporale e terrena)?..Chi o Signore se non tu?
E appaia l’asciutto   E sei stato tu, Signore, a comandare…che apparisse la terra arida, assetata di te.

Commento spirituale

E appaia l’asciutto Dall’implosione di raqya venne fuori il caos primordiale, la materia informe. Dio chiamò l’asciutto terra: Dio diede vita alla materia informe e inorganica formando la terra, e la separò dalle acque disobbedienti  e chiamò la massa delle acque mari . Così Dio cominciò a formare l’universo materiale costituito da acqua, terra, aria e luce. Il nostro universo è la restaurazione di quell’ordine voluto da Dio in principio per tutti gli esseri viventi, (universo-UOMO) che doveva essere generato da raqya, se lei avesse aderito al progetto di Dio. La creazione della materia è stata formata dall’effusione dello Spirito Santo sul “meno del nulla” in cui è piombata raqya a causa del peccato.

La terra produce per la prima volta germogli, semi, erba ed alberi che fanno frutti con semi con la grazia di Dio, l'acqua dal Cielo di sopra in comunicazione con il cielo della sfera umana, le acque di sotto. Che siano frutti spirituali lo notiamo dal fatto che nel 3° giorno non sia stato ancora creato il sole. E’ la Parola di Dio che produce i   frutti: Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare…così sarà della parola uscita dalla mia bocca (Is 55,10.s) E’ così spontaneo andare con la mente alla parabola uomo-albero: Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai (Sal 1) e questo stadio evolutivo spirituale implica che Dio ha creato per l’uomo la stabilità quale quella d’un albero solido. Questo uomo con la stabilità, ben irrigato, viene su retto e diritto; non è più nel mondo delle tenebre di Gen 1,1.2, però è ancora impedito nel muoversi, non può portarsi verso gli altri, non ha ancora gambe, è, appunto, come un albero fisso nella propria terra, può produrre semi, fiori e frutti, ma è egoista pensa solo a sé, si fa bello, ma è passivo e non s’interessa più di tanto se i suoi semi attecchiscono o no. Occorre un altro intervento di Dio, un’altra tappa spirituale. Nel 3° giorno Dio proclama due volte vide che era cosa buona per l'ordine e la stabilità, per fede e frutti dati nella libertà.

Commento decriptato

E Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme ed alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie. E così avvenne (Gn 1,11), e questo seme ז ר ע , che con i segni dice colpire ז il male ר ע , indica che l’uomo lo può attuare col discernimento ricevuto che lo rende un mattone del popolo di Dio. I frutti sono פ ר י perì’,che in senso fisico “per la bocca פ corpi ר sono י“, ma parlano di battesimo di Spirito e di Parola “soffia פ nel corpo ר l’Essere י Sotto l’aspetto della parabola dell’uomo è il parto, la separazione dalle acque, appare la terra asciutta, con la nascita d’un uomo (i semi) o d’una donna (i frutti) alla vita della fede in Dio che dà i primi semi e frutti; è un neofita che sarà nel 4° giorno sorretto da tutori, da garanti, come albero da frutto. Nei primi tre giorni Dio crea la terra, la materia prima spirituale dell’uomo che esce dalla crescita fisico - etica per entrare in una completa crescita spirituale. In conclusione dopo i primi tre giorni, costituenti un primo ciclo, da un essere alienato e pauroso s’è passati all’uomo di fede monoteista. E' stata creata la direzione verticale uomo - Dio e “come la terra produce la vegetazione e come un giardino farà germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli.” (Is 61,11) Dio vuole manifestarsi più in concreto perché a questo uomo manca la dimensione orizzontale, cioè un rapporto fraterno con gli altri. Nel 4°,5° e 6° giorno farà dilatare la dimensione spirituale per proiettare l’uomo verso la nuova storia della salvezza e verso la vita eterna, perciò ora, con più fiducia nella tesi che si sta dimostrando leggiamo gli altri giorni della creazione.
Terzo giorno: in ebraico shilishi  la luce è potente nell’esistenza sorge con gli alberi da seme e da frutto, (si manifesta nella materia) la direzione verticale che mi rimanda al terzo giorno della risurrezione: sorge un’esistenza potente sarà nel Risorto o al primo giorno dopo il sabato rishion decriptato: il corpo è risorto portando energia.




martedì 1 aprile 2014

Genesi 1, 6-8

Commento esegetico

Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.  Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

firmamento

Cerchiamo di entrare nella mente dell’autore e di immaginare la scena iniziale: la terra deserta avvolta dalle acque e avvolta dalle tenebre. Dio sta intervenendo dall’esterno: dapprima opera sulle tenebre e le separa dalla luce; poi interviene sulla massa acquatica e la divide in due parti: una parte di sopra e una parte di sotto, sicuramente separate dalla volta del cielo, realtà molto rigida e solida, chiamata ancora in italiano con un termine latino «firmamentum» che indica proprio la caratteristica di solida fermezza. Lo conferma l’ebraico raqia eil  greco stereôma, quello che è stato reso fermo,  il firmamento, l'arco del cielo, che si pensava essere solido, quello che fornisce un fondamento, su cui una cosa si posa fermamente, sostegno, fermezza, costanza. La radice verbale di questo sostantivo richiama anche l'operazione del "laminare"; il sostantivo dà il senso di una lamina di metallo. La funzione del firmamento è quella di contenere le acque in alto, escludere le acque dannose. Il firmamento è immaginato con sportelli e chiuse da cui l'acqua può uscire (cfr. 7,11; 8,22; 28,17; 2Re 7,2.19; Sl 78,23; secondo Giobbe 26,11, poggia su colonne).

Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

Rabbeinu Bachya cerca di spiegare perchè la Torà non afferma che le opere del secondo giorno sono cosa buona. Secondo il suo parere è perchè la creazione degli angeli e del firmamento, per quanto di grande importanza, non era lo scopo primario della Creazione. Invece lo scopo primario della Creazione è il "mondo di sotto", il mondo dove l'Uomo svolge la propria opera per portare il piano di Dio a compimento. Solo quando gli interessi dell'Uomo sono soddisfatti i cieli e gli esseri celesti possono giustificare la loro esistenza; "i giusti sono più importanti degli angeli al servizio divino." (Sanhedrin 93a).
Il firmamento del 2° giorno è la zona d’interfaccia, al disopra all'uomo, se così si può dire, sede di scambi tra il Cielo di Dio ed il cielo dell’uomo. Nel Cielo di Dio c’è un'acqua speciale, spirituale, come ricorda Isaia (55,11b): che scende e che non tornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza avere compiuto ciò per cui l'ho mandata. Le acque di sotto diffuse sono lo spirito dell’uomo, infatti:  Nell'uomo quello che lo rende intelligente è lo spirito (Gb.32,8). 
In questo 2° giorno è posto il firmamento, confine spirituale e così l'uomo ha la libertà di scegliere, perciò Dio s’astiene dalla frase rituale ”E vide che era cosa buona! ”, perché la libertà può anche essere usata per scelte negative. E’ regalata la possibilità all'uomo di percepire quel che viene da Dio - sopra – da ciò che viene da lui - sotto – ed è frutto della verità del 1° giorno ha l’effetto di rendere libero l’uomo di camminare nella luce o nelle tenebre in quanto dice Gesù “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). L'uomo, ora, può scegliere di seguire o rifiutare Dio, mentre prima non poteva che camminare nelle tenebre, era obbligato ad essere schiavo senza scelte. Il “Vide che era cosa buona!” del 2° giorno è sospeso per essere detto da chi deve giudicare se è buono, cioè dall'uomo libero.

Commento patristico

Origene

Sia il firmamento  Prima fece il cielo di cui si dice: Il cielo è la mia dimora (Is 66,1) e dopo fece il firmamento, cioè il cielo corporeo… Il primo cielo, spirituale, corrisponde alla nostra anima, al nostro uomo spirituale che vede e percepisce Dio; mentre questo cielo corporeo, chiamato firmamento, corrisponde al nostro uomo esteriore, che vede con sensi corporei.
Separò le acque… Ciascuno di noi cerchi…di separare le acque: … separandosi dall’acqua che è sotto, cioè dall’abisso in cui abita il principe di questo mondo, …e partecipando dell’acqua che è sopra, … col cercare le cose dell’alto, dov’ è assiso Cristo alla destra del Padre (Col 3,1).
Agostino
Le acque che sono sopra il firmamento.  Immortali, non soggette alla corruzione terrena. Lodino il tuo nome, ti lodino i popoli sovracelesti dei tuoi angeli.
Procopio
Sotto il firmamento… sopra il firmamento  Dio volle, che la natura della creazione fosse duplice. Una mutabile e corruttibile, nella quale sono mutabili, nel loro pensiero, anche gli esseri dotati di ragione e intelletto che per natura sono incorruttibili. L’altra, libera dai mali presenti, dalla quale il Cristo, per l’economia salvifica, è divenuto Signore: e Dio voglia che tutti ne diventino partecipi, dopo la sua seconda venuta nella gloria. 

Commento spirituale

Dopo il peccato  di Lucifero, Dio continua la sua manifestazione con la generazione di un nuovo personificando, il primo dell’universo umano: il firmamento. Il firmamento come tutti i personificandi viene sottoposto alla prova di libertà in mezzo alle acque, cioè agli angeli. Egli viene collocato nell’universo angelico per discernere il bene e il male in modo da tenere separati gli angeli buoni da quelli malvagi. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne 

Il firmamento,(primo essere generato, a immagine del Verbo-Corpo di Dio) purtroppo, fu sedotto dai diavoli e assecondando il progetto di Lucifero scelse la morte. Dio chiamò il firmamento cielo. Il firmamento venne collocato nelle acque inferiori ( il cielo corporeo ) e invece di continuare la manifestazione del Padre, generando un nuovo personificando, si rinchiuse nel proprio egoismo diventando madre di un essere mortifero.

Questa sostanza mortifera, era destinata a piombare nell’annullamento (abisso), ma Dio grande nella misericordia effuse il suo Spirito su questa creatura che ritornò a vivere. Da questa sostanza in cui convivono lo spirito mortifero di Lucifero e lo Spirito di Dio si formerà la materia caotica dalla quale Dio continuerà la sua opera di divinizzazione.

E Dio chiamo il firmamento cielo, e fu sera, e poi mattina: secondo giorno

Nonostante il peccato del firmamento il progetto di Dio si compie: tutti gli esseri viventi sono chiamati ad essere cielo, faranno parte della Gerusalemme celeste secondo il disegno di Dio.

Commento decriptato

firmamento
Il firmamento "raqia'" o volta celeste servendomi dei significati che abbiamo definito[1] per le lettere ebraiche, "Il solo RQ  che di Iahwèh I (L'Essere)   si vede Ain " e "corpo R rovesciato Q  è   in vista Ain ".Oppure si  può pure leggere ”in testa R sulla nuca Q è in vista Ain come la kuppah che gli Ebrei recano in testa che indica che lì finisce l’uomo e inizia Dio.

Dio chiamò firmamento il cielo
Nel cielo Shamaim di Dio quindi c’è maim ma particolare perché l’acqua M è I vita M, cioè acqua viva non creata, perché sua essenza e separa, ma non scollega, da quella dell’uomo. In ebraico le parole cielo e sole hanno in comune SM , che in ebraico è “il Nome”, si possono leggere: Shamaim il Nome SM è I acqua M è I Madre M”. Dio unico, ha in sé l’acqua e lo splendore del sole che sono emanazione maschile e femminile del Nome attinenti alla divinità, essendo Dio padre e madre; Shamaim è forma di plurale duale di Nome fa ricordare un celebre discorso di Papa Luciani, Giovanni Paolo I: Dio è padre, ma ancora di più madre)

le acque di sotto,  che arrivano all’uomo e sono spirituali, non le acque fisiche, ma grazia che alimenta il suo spirito e fisicamente rappresentata dalla pioggia Come la pioggia o la neve scendono dal cielo…così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca …(Is 5510s), 

Secondo giorno  shenì  la luce S che emana N, la luce S della grazia N, la luce S inviata N nel cielo di sopra, l’uomo (il firmamento) è chiamato ad essere cielo. Ma anche il fuoco S dell’angelo (ribelle) N, che riguarda il cielo di sotto.







[1] http://www.bibbiaweb.net/indice.pdf



venerdì 14 marzo 2014

Gli angeli

Gli angeli: principi corporei

L’espressione “principio corporeo” utilizzato da Antonio Rosmini, per definire l'angelo non va ovviamente intesa nel senso di “ciò che possiede un corpo” (in questo senso gli angeli sono ovviamente incorporei), ma di “ciò che ha relazione con il corpo”, ponendolo, ordinandolo, conservandolo. Gli angeli sono da Rosmini chiamati “principi corporei” appunto secondo questo secondo significato. Dice egli: “Conservando noi dunque la determinazione di principio corporeo a quello che pone i corpi, chiameremo l’altro in generale principio di moto”. Il “principio corporeo” è dunque l’ente invisibile che pone il corpo in essere, non – ovviamente – nel senso di crearlo, ma di animarlo e formarlo; il “principio del moto” invece è quell’ente invisibile che muove il corpo facendolo passare dalla quiete al moto. E infatti il “principio corporeo” viene descritto da egli come una forza immateriale e intelligibile, ordinata a formare un corpo.
La materia, e quindi i corpi, derivano allora per Rosmini da un’azione esercitata dai “principi corporei” sui “principi sensitivi”. Inoltre il “principio corporeo” dev’essere anche spirituale, ossia intelligente. Infatti non vi è ordine se non dove vi è una intelligenza. Ebbene, nell’originaria formazione degli atomi così come nella composizione dei corpi e in tutti i fenomeni della natura, si osserva un ordine davvero mirabile. Allora la causa, cioè l’attiva forza aggregante e strutturante da cui tutte queste cose vengono ordinate e messe in relazione tra di loro, è per l’appunto il principio intelligente. E questo non avviene solo per le realtà corporee a noi estranee, ma anche per il nostro stesso corpo, che è – come tutta la materia – “termine proprio del principio corporeo”. Non sembra a Rosmini ragionevole “scomodare” – per così dire – la causa prima dell’essere, cioè Dio stesso, perché intervenga direttamente “in prima persona” in tutte queste complesse operazioni. Piuttosto appare conveniente, secondo il modo concreto e proprio dell’agire divino, servirsi delle cause seconde, che sono per l’appunto quei “principi corporei” intelligenti, immateriali e sovrasensibili in virtù dei quali si compone e si attua l’ordine dei corpi materiali e il loro incessante movimento. Sono dunque gli angeli, identificati da egli in tali

I profeti e i sacerdoti presentati come angeli: “messaggeri di Dio”

Il messaggero di Dio è qualcuno inviato dal Signore per comunicare un suo messaggio: in questo senso sono 120 le ricorrenze di mal’ak e predomina nettamente l’uso al singolare (i casi di plurale sono solo 15). Rientrano in questa categoria anzitutto i profeti (cf. Is 44,26; Ag 1,13; 2Cr 36,15-16) e poi anche i sacerdoti (cf. Ml 2,6; Qo 5,5).  Tra questi casi ci sono delle ricorrenze in cui delle persone fisiche vengono chiamate messaggeri di Dio, quindi suoi angeli: uomini concreti come i profeti e i sacerdoti. Proviamo a fare una verifica, una ricerca in questo ambito. Ad esempio dal profeta Ag 1,12 : “Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e tutto il resto del popolo ascoltarono la parola del Signore, loro Dio, e le parole del profeta Aggeo, secondo la volontà del Signore che lo aveva loro inviato, e il popolo ebbe timore del Signore”.Qui la tradizione ha reso con messaggero, ma c’è la stessa identica parola, mal’ak, ánghelos, quindi se non traducessi diventerebbe: Aggeo, angelo del Signore, rivolto al popolo disse per incarico del Signore. il profeta Aggeo, concretamente, è colui che porta un messaggio per incarico del Signore e quindi viene chiamato angelo, angelo del Signore. La stessa cosa avviene per i sacerdoti; ad esempio nel Libro di Malachia abbiamo un analogo riferimento alla figura sacerdotale:
Un insegnamento veritiero era sulla sua bocca
né c’era falsità sulle sue labbra;
con pace e rettitudine ha camminato davanti a me
e ha fatto allontanare molti dal male.
7Infatti le labbra del sacerdote
devono custodire la scienza
e dalla sua bocca si ricerca insegnamento,
perché egli è messaggero del Signore degli eserciti (Ml 2,6).
Malachia è un profeta sacerdotale dell’ultimo periodo, sta correggendo gli abusi della classe sacerdotale e quindi vuole presentare la corretta impostazione del sacerdozio: il sacerdote è messaggero del Signore, angelo del Signore.



giovedì 13 marzo 2014

Genesi 1,3-5

Commento esegetico

Dio disse: Sia la luce e la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamo la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: un giorno

Dio disse
Contando il numero delle volte in cui ricorre questa formula nel capitolo iniziale, ci si accorge che ritorna 10 volte. Casuale? Probabilmente no! L’autore è troppo attento e preciso a questi particolari per aver trascurato un elemento così decisivo come il numero di volte in cui Dio parla. Dunque, per creare il mondo Dio parla 10 volte, dice cioè 10 parole. Ma 10 parole sono il Decalogo. Volutamente il compositore ha creato un significativo collegamento fra la creazione e il dono della Legge, l’inizio del mondo e l’inizio del popolo. Solo al Sinai Dio si rivelerà pienamente a Israele, ma in principio l’intervento di Dio era già rivelazione.

Sia la luce e la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona
Nel senso letterale, Dio vide che la luce era cosa buona, così decretò che non si mischiasse più con la tenebre, ma funzionasse indipendentemente durante il giorno (Rashì). Ramban sostiene che il termine vide che era cosa buona significa che Dio espresse la sua approvazione e decretò la stabilità del fenomeno in discussione, in questo caso la luce che non richiedeva ulteriori perfezionamenti. Per tutta la narrazione la formula che era cosa buona indica che l'elemento in discussione è stato completato. Così, per esempio, la luce è descritta come buona in quanto la sua esistenza e la sua funzione sono divenute definitive.

e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte
Secondo il Midrash, la luce originale era di una intensa qualità spirituale e Dio vide che i cattivi non erano meritevoli di goderne. Di conseguenza la separò dal resto dell'universo e la mise da parte perchè ne fruissero i giusti nel Mondo a Venire (Rashì). Il verbo separare tanto caro all’autore sacerdotale su cui costruisce tutto il suo racconto evidenzia  il procedimento di distinzione e differenziazione. La luce è la prima realtà creata, fondamento di tutto il mondo visibile. Con essa prenderà origine il tempo attraverso l’alternanza del giorno e della notte. La separazione della luce dalle tenebre che richiama l’idea dell’elezione divina nei riguardi del popolo santo, denota la vocazione celeste della realtà creata (ordine) sulle tenebre(disordine) che oscurano il progetto divino. Dopo l’intervento separatore, Dio dà il nome alle realtà create, ma non a tutte. Dà il nome al giorno e alla notte, al firmamento del cielo e poi alla terra e al mare: cioè gli elementi essenziali. Il resto è lasciato all’uomo, giacché «dare il nome» è un segno di dominio, di superiorità e di conoscenza.

e fu sera e fu mattino.
Il primo giorno è ora completo. Il Testo usa il numero cardinale echad, giorno uno, invece del numero ordinale rishonprimo giorno, per indicare che in quel giorno Dio era Uno (in quanto la frase può essere resa il giorno dell'Uno)

Commento patristico

Procopio 

Dio disse  Dopo il cielo e la terra avendo creato anche gli angeli, Dio vuole insegnare loro che ne è il Creatore, perché non credano di essersi fatti da sé. Per questo creando ogni cosa con la sua Parola, d’ora in poi la mostra a loro… cosicché, vedendo il prodursi delle cose da allora create, chiaramente comprendano che chi le fa e anche il loro proprio Creatore, che col suo volere li ha posti in essere come anche ora ogni opera segue alla sua voce. Che sia accaduto così lo mostra anche Dio stesso, dicendo al beato Giobbe: Quando facevo gli astri,inneggiavano a me tutti i miei angeli (Gb 38,7). La luce fu  La prima parola che Dio disse ha riempito di luce l’universo (S.Basilio). Cosa buona  Ad ogni parola di Dio, si accompagno la lode delle cose create. Come Dio aveva preannunciato la parola creatrice per istruire le Potenze inttellegibili, così anche per mostrare loro che il Creatore non è altro dal Giudice, …alla creazione fece seguire il Giudizio.
Siriaci
Sia la luce  All’inizio di ciò che fu, erano state create le assemblee dei celesti, per istruirle Dio fece udire la sua voce: “la luce illumini tutto!” Così gridò il Creatore, e riunì i celesti perché udissero la meraviglia.
Vide che era cosa buona  E disse ciò per istruire gli esseri celesti.

Ruperto

Sia la luce Padri di altissima fama interpretano il termine luce come significante la natura angelica: non solo in quanto dotata di intelligibilità ma anche in quanto risplende della grazia delle vera Luce.
Vide che la luce era buona  Non possiamo intendere se non quella luce che è capace della divina bontà: la luce razionale della creatura angelica.
E divise la luce dalle tenebre Allude al tremendo giudizio di Dio che si compì sul diavolo. Poiché che cosa sono queste tenebre, se non tutti gli angeli di Satana con il loro stesso principe? Queste tenebre e questa luce Dio le divise: separando gli angeli cattivi da quelli buoni. Le divise con separazione immutabile, cosicché né  i cattivi che erano caduti potessero rialzarsi,né i buoni…potessero cadere peccando. Così nel Verbo di Dio i cieli furono confermati, e con lo Spirito della sua bocca tutta la loro potenza (Sal 32,6)  e così il Creatore se ne avvolse come di veste (cfr Sal 103,2).
Apocrifi

Vita di Adamo ed Eva E’ per causa tua che sono stato gettato sulla terra. Nel giorno in cui fosti creato…e il tuo volto e la tua figura furono fatti a immagine di Dio, l’arcangelo Michele… andò a chiamare tutti gli angeli e disse: adorate l’immagine del Signore Dio, come ha comandato il Signore. Ma io ribattei: no, io non ho motivo di adorare Adamo…Non adorerò uno inferiore a me, perché vengo prima di ogni creatura e prima ch’egli fosse creato io ero già stato creato: è lui che deve adorare me, e non viceversa. Udendo queste cose gli altri angeli del mio seguito si rifiutarono di adorare…E il Signore Dio si adirò con me e mi fece espellere dal cielo, privandomi della gloria, insieme con i miei angeli. E così per causa tua fummo gettati sulla terra.”
San Bernardino
“Dio creò tutta la natura angelica, nella quale c’erano: angeli, arcangeli…cherubini e serafini…Sopra tutti costoro pose Lucifero, più bello, più nobile, a conoscenza dei segreti di Dio, come nessun altro creato da Dio. A lui, Lucifero, e a tutti gli altri angeli fu dato spazio e libertà: o esseri soggetti a Dio o ribelli a Dio”.

e chiamo la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: un giorno
Ruperto
La luce  E’ la bellezza degli angeli buoni. Chiamandoli “giorno”, Dio li stabilisce nella felicità e li conferma nella grazia e nell’onore cosicché la luce, una volta chiamata da Dio con il nome di giorno, non possa più trasformarsi in tenebre.
Le tenebre  E’ la bruttezza degli spiriti cattivi. E’ il fatto che siano chiamati “notte” significa la condanna delle tenebre, proferita una volta per tutte, in modo fermo e stabile, dalla bocca stessa dell’immutabile Dio.
Un giorno  Non giorno primo, ma un giorno: poiché è il Verbo il giorno primo, anzi il
San Bernardino
Quelli angeli che si schierarono con Dio furono confermati in grazia, mentre gli altri che si ribellarono a Dio furono confermati nella colpa. 

Commento spirituale

Dio disse: Sia la luce e la luce fu  Dio comunicava la sua Sapienza alle creature angeliche. Gli angeli crescevano nella conoscenza di Dio fino alla grande rivelazione del Verbo Sapienza del Padre che consisteva nella generazione dell’universo umano al quale dovevano collaborare per conformarsi al Verbo.
Dio genera la sua prima “angela” nella sua sostanza (al femminile perché è chiamata ad essere Sposa di Dio aderendo al progetto del Padre e quindi Madre di una nuova angela sempre più a immagine del Verbo). Così vennero generati i cieli, questi miriadi di angeli che crescevano in luminosità, in Sapienza fino a giungere a colei che doveva completare l’universo angelico per essere in sommo grado l’angela più simile a Dio. In virtù della gerarchia celeste ogni angela doveva essere superiore alla precedente secondo lo stile evangelico “I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi”. L’ultima angela ad essere generata fu Lucifera.
E la luce fu.  Agli angeli viene rivelato la prossima manifestazione del Verbo, la generazione di un nuovo universo quello umano che doveva essere superiore al primo.
Dio vide che la luce era buona  Dio esultò perché molti angeli accolsero questo progetto di personificazione nel Verbo, ma non tutti aderirono…
E separò la luce dalle tenebre  Allora Lucifera la più luminosa di tutte, decise di non generare un nuovo personificando, assumendo così la paternità che spettava a Dio.   Lucifero si ribellò a questo progetto perché voleva essere lui il capo dell’universo angelico, ed essendo colui che aveva maggiormente ricevuto da Dio molta luce intelligibile e sapienza voleva guidare l’esercito celeste. Inoltre non accettava l’idea che venisse superato nel corso della successiva manifestazione del Verbo, allora convinse altri angeli a non collaborare a questo progetto. Un terzo degli angeli (cfr Ap 12,4) con a capo Lucifero si ribellarono e formarono un loro regno in cui si viveva per se stessi e non per Dio. Però la maggior parte degli angeli con a capo l’arcangelo Michele furono fedeli a Dio e proclamarono la regalità di Dio e del suo Figlio in tutto l’universo angelico…(cfr Ap 12,7-9) e fecero precipitare Lucifero e i suoi angeli nell’abisso infernale.
E chiamò la luce giorno e le tenebre notte Gli angeli buoni furono stabiliti nella Luce e nella Sapienza del Verbo per servire il progetto d’amore di Dio, mentre gli angeli ribelli rimasero nel loro peccato e si stabilirono nel regno delle tenebre.
E fu sera e fu mattina: un giorno Venne la sera, ciò significa che si consumò il primo peccato di Lucifero e dei suoi angeli, ma “fu mattina”, vale a dire che Dio continuò il suo progetto d’amore attraverso gli angeli buoni nel corso del suo “giorno” eterno.

Commento decriptato[1]

E’ evidente il parallelo col 1° versetto del Vangelo di Giovanni: “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre”; e “chiamò la luce giorno.” (Gen. 1,5a).  E’ il giorno del Signore, il 1° giorno della Sua presenza, dell'annuncio che Lui c’è e se l’uomo accoglie la verità che Dio è la luce del mondo, esiste, è Domenica.
Le tenebre, ח ש ך HSK, lette con i segni si aprono, in senso fisico - “chiudere ח il sole ש con la mano a coppa ך“, (cioè mettere le mani davanti agli occhi per non vedere il sole) e in senso etico - “chiudere ח la luce ש della rettitudine .“ך. Le tenebre le definisce notte ל י ל ה (laila), massima negatività opposta alla luce con due ל, che s’innalza sulle altre lettere, simbolo del nemico del popolo ebraico.
Con i segni di ל י ל ה si ha: ”il serpente ל è י il potente ל del mondo הe l’autore del Genesi afferma così la sua verità che Dio esiste e chi si fa potente come Lui, il Faraone è tenebre e notte. Se è luce il considerare che Dio c’è, le tenebre sono la sua negazione, cioè uno, il nemico che si fa dio e non lo è, s’oppone alla verità ed è radice del male. In sintesi questo 1°giorno è quello del concepimento dell’uomo nuovo:
- luce א ו ר ”Per la prima volta א si porta ו nel corpo ר o L’Unigenito si porta nel corpo in riferimento a Cristo luce del mondo principio di ogni essere vivente.
- giorno י ו ם in cui ”Iahveh י porta ו la vita ;ם
- buono ט ו ב tob ”nell’utero ט la porta ו dentro בe ”amore ט porta ו dentro .”ב
Nell’uomo è creato l’amore e inizia un cammino per imparare ad amare.
Ciò che s’oppone al concepimento è tenebra ח ש ך HSK, è chiudere ח i genitali ש ך

separò 
Il separare allude anche al "liberare" una cosa da un'altra cosa a cui era legata. Per liberare l'ebraico, infatti, usa anche il radicale   onde "separare" BDL lo posso anche intuire come "da dentro B  libera DL Libera da chi?

Gesù Cristo è la spada che separa recide dal serpente, infatti   si può leggere "dentro B sbarra D  l'esistenza  I al serpente  L" o anche "da solo BD starà  il serpente L  "o dentro B distaccato, debole, povero DL.

E fu sera e fu mattina: giorno primo
In quella sera ע ר ב vi entra il maligno o anche “nemico ע ר dentro ב; si consuma il peccato degli angeli poiché c’è la separazione della luce (angeli buoni) che hanno aderito al progetto di Dio, il mattino ב ק ר in casa ב si riversano ק i corpi ר”, e quindi sono entrati nel giorno י ו ם  sono portati nella vita e gli angeli ribelli sono entrati nella notte ל י ל ה del mondo il serpente è il potente. 
Potremmo decriptare dalla casa (intesa come casa di Dio) si riversa lo Spirito come corpo come materia (nel senso che lo Spirito effondendosi crea una nuova cosa: la materia primordiale). Quella materia-corpo che purificata dal male entrerà in quel giorno unico ed eterno. Quel primo giorno che ci riporta alla resurrezione: sarà portato in vita י ו ם  quell’Unigenito chiuso ח א con le sbarre ד nel sepolcro.  
Decriptando, ancora unico:  ehad  L’unigenito א nascosto ח nella mano di Dioד o il fratello ח א aiutaד.  Il Figlio di Dio si sta manifestando nella luce del mondo angelico, infatti l’angelo è il fratello dell’uomo che viene in suo aiuto per formarlo all’immagine divina.