martedì 5 agosto 2014

Gn 1,14-19

 Commento esegetico

14Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. 16E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

Il quarto giorno vede il completamento dell’opera compiuta il primo giorno, la creazione degli astri è in stretta relazione con quella della luce. Ma l’autore sacerdotale non cita le due opere più splendide: il sole e la luna. Evita i loro nomi perché in tutte le culture vicine a Israele, il sole e la luna sono considerate divinità; per non correre rischi, o meglio, per non dare importanza a realtà idolatrate, non le chiama con il loro nome e adopera una parafrasi allusiva. Si tratta di un chiaro intento «demitizzante». Nei racconti tradizionali antichi sull’origine del mondo il sole, la luna e le stelle erano sempre elementi fondamentali e iniziali; nel poema biblico, invece, compaiono solo nella seconda fase, non viene attribuita loro particolare importanza e sono ridotti a meri strumenti. Il termine adoperato dall’autore me’orot  tradotto con luce, indica piuttosto la lampada, cioè il sostegno per un oggetto che emana luce: la traduzione migliore mi sembra «lampadario». Si tratta semplicemente di lampadari che Dio ha appeso al soffitto della terra, cioè sul firmamento. La funzione di questi lampadari è quella di creare separazione fra giorno e notte, servire da elementi indicatori per i cicli stagionali e liturgici e infine illuminare la terra. La mentalità dell’autore sacerdotale emerge di nuovo chiaramente: gli astri hanno un’importanza fondamentale per la costituzione del calendario religioso e questo ruolo risale a Dio stesso che con essi ha inteso organizzare il cosmo e il tempo.

siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
'Oth, la parola che qui è tradotta con segno è anche una preposizione, che indica il
complemento oggetto ed è formata dalla prima e dall'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, alef e thav: una specie di segno dei segni. La troviamo già nel primo versetto della Bibbia usata come preposizione in contesti come questo, non ha un equivalente nelle nostre lingue. Indica semplicemente un oggetto e un'intenzione. Qui, usata come sostantivo, questa radice significa “segno”, in altri contesti indica le insegne militari, i monumenti e, soprattutto, i miracoli di Dio. Comunque sia, stiamo parlando di una comunicazione destinata a qualcuno. La luce è luce per qualcuno che la vede, e anche le luci nel cielo hanno lo scopo di essere viste da qualcuno e servire da indicazione del tempo che passa. Gli astri, grazie alla regolarità del loro movimento, sono un punto di riferimento per avere una misura del tempo. Ma per capire il movimento e per misurare il tempo occorre in qualche modo esserne fuori. Dall'eternità il Signore ha disposto i cieli perché fossero contemplati da qualcuno in grado di contare, cioè di mettersi fuori dal tempo. Non è ancora il momento di creare l’uomo, ma è in vista dell’uomo che ogni cosa è stata creata.

E così avvenne
In ebraico khen si usa per dire “sì”. Viene da una radice che significa stabilire, mettere a punto. Quasi dalla stessa radice procede anche la parola con cui la Bibbia si riferisce ai sacerdoti (khohanym). Il cosmo è un immenso orologio messo a punto per battere non solo le ore, ma i mesi, gli anni e le epoche. Perché qualcuno possa chiedere: “Insegnaci a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio” (Salmi, 90:12). In tutte le culture, e in particolare in Israele, il conto del tempo era compito dei sacerdoti, che contavano i giorni, i mesi e gli anni perché fossero celebrate le feste e si conservasse memoria delle cose avvenute. Perché le cose passano, ma grazie al conto del tempo si conserva memoria delle cose avvenute e questa memoria diventa un’istruzione per il futuro.

E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 
Il verbo tradotto con il nostro “governare o presiedere” (mashal) ha la stessa radice delle parole che traduciamo con esempio e con proverbio ed è all’origine della parola che, dal greco del Nuovo Testamento, abbiamo traslitterato con il termine evangelico parabola. Il senso di questo presiedere è di governare con l’esempio, cioè con quello che si è. Un’autorità che viene dalla propria qualità.

Commento decriptato

E’ questa la tappa in cui l'uomo allarga la visuale e fa un salto di spiritualità passando dall'io-Dio all'io-tu-Dio, sia che si guardi questa pagina sotto l’aspetto della crescita spirituale d’un uomo formato, sia dello sviluppo fisico-eticospirituale d’un uomo uscito della protezione del materna e dell’infanzia che inizia una vita di relazione per arrivare alla maturità con l’aiuto d’intermediari. Dio vi provvede con “luci nel firmamento del cielo…per regolare il giorno…per regolare la notte”, che però non sono chiamati sole e luna. Nella descrizione del giorno 2° si concluse che il firmamento o cielo non è fisico, ma interfaccia tra lo Spirito di Dio e la sfera dell'uomo. Questo cielo è disposto per la rivelazione in quanto si può considerare l'uomo un mondo con atmosfera di spessore pari alla crescita della sua spiritualità. Là c’è tutto ciò che conosce ed ha acquisito da Dio; Dio è la madre, la vita e l’acqua di sopra e l’uomo è il bimbo, la vita e l’acqua di sotto.
L'uomo non può contenere Dio che sta all'esterno delle suo cielo, per lasciarlo libero, ma è in tale seno che è da entrare per rinascere cioè per “essere”. Ciò che l’uomo non conosce di Lui è oltre il firmamento, contatto tra noto e ignoto, ma Dio da quel Cielo soffia lo Spirito a intermediari da Lui preposti per far crescere lo spirito dell’uomo fino alla dimensione che accetta d’acquisire; infatti, dove sta Dio? Disse un rabbino: dove lo si lascia entrare!
Tali luminari posti all'interfaccia, appunto il firmamento, ricevono energia da Dio
e possono essere recepiti dall'uomo, perché solo ciò che è sotto il firmamento spirituale è recepibile dall'uomo. Se ne ricava che i grandi luminari e le stelle non sono astri, ma un’allegoria, terminali attraverso cui l’uomo può rapportarsi con lo Spirito di Dio che così può invadere lo spirito dell'uomo: “metterò dentro di voi il mio Spirito.” (Ez. 36,27). Questi terminali sono necessari finché l'uomo è portato nella crescita spirituale a livello tale (7° cielo) che l'interfaccia sia eliminabile ed il colloquio possa continuare senza intermediari, faccia a faccia come un uomo parla ad un uomo: “Poiché di lui stirpe noi siamo” (Att.17,28b) e "I suoi servi l’adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte.” (Ap.22,3b-4) Lo scrittore ispirato del Gen 1 aveva la sua luna, l'Assemblea Madre ed il suo sole, la Torah, in quanto nel parallelo con l’Esodo questo giorno si può vedere proprio come quello della consegna della Torah a Mosè.
E le stelle ? I profeti, i sacerdoti i dei fratelli nella fede. In definitiva, Dio, nel 4° giorno dà segni efficaci all'uomo con la capacità di seguirli; cioè nella libertà dona precetti e l'obbedienza. Nella parabola della nascita d’un uomo nuovo nel 3° giorno è terminata la creazione della “terra” che è separata dalle acque del parto dalla madre; è creato il terrestre, l’asciutto, cioè l'hardware dell'uomo nuovo. L’uomo ora potenzialmente ha tutto, ma quel che sarà dipende da ciò che gli si dà per coltivarlo, dall'educazione in senso lato; cioè per lo sviluppo armonico è da ben impostare il programma, il software definito cielo, ciò che è al disopra della sua terra ed è la sua sfera estetico, razionale, etico, sociale e spirituale. L’autore indica che i veri astri - sole, luna e stelle - dell’Ebreo sono la luce di Dio che promana essenzialmente dal Suo candelabro a sette braccia o menorà; vale a dire nell’assemblea dei fratelli. Il punto focale della creazione, è appunto il 4° giorno che è il mediano dei sette giorni e corrisponde alla luce centrale della menorah. Queste luci di cui si parla nel 4° giorno servono: per illuminare la terra - cioè nel nostro parallelo, Adamo; per regolare giorno e notte, cioè per le ore di preghiera; per le stagioni, per i giorni e per gli anni, ossia per le feste e per i giubilei; per separare la luce dalle tenebre, ciò che è secondo Dio da ciò che non lo è.
Nella descrizione di questo giorno abbiamo considerato che non sono nominati il sole e la luna che normalmente si considerano creati in questa tappa. Adamo poi darà il nome agli animali, ma non agli astri e da parte di Dio questo sarebbe stato il momento giusto per chiamarli sole e luna, ma non avviene. Gli unici astri veramente nominati sono le stelle, ma è da pensare alla giustizia e ai giusti: “Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada.”(Is 62,1), infatti stella è kokab e da una lettura con le lettere s’ottiene: “arde כ ו ה)כ ו ) la rettitudine כ dentro ב”; cioè, attraverso loro si vede un bagliore della rettitudine di Dio e le stelle sono kokabim: “arde כ ו ה) כ ו ) la rettitudine כ dentro ב che vi sta י a vivere .“ם. Nessuna parola nel Genesi è scritta a caso, ed è importante andare a cercare quando la parola “stelle” è in questo rinominata il che si verifica proprio con le parole sole e la luna quando Giuseppe racconta il sogno: “Ho fatto ancora un sogno, sentite: il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me. Lo narrò quindi al padre e ai fratelli e il padre lo rimproverò e gli disse: Che sogno è questo che hai fatto! Dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te ?” (Gen 37,9s) E’ chiaro che lì il sole è il padre, la luna è la madre e le stelle i fratelli (di sangue e/o della comunità) in linea con quanto si va dicendo e si può allargare. Per i cristiani Gesù, il Cristo incarnato, storicamente nel cammino di salvezza è ritenuto il sole, luce parallela a quella del 1° giorno (uguale e consustanziale al Padre) preesistente alla creazione, visibile fisicamente dall’uomo nella sua 4° tappa spirituale, con gli occhi della fede formatasi nei primi tre giorni. Cristo è proprio il sole: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) e “La città (nuova Gerusalemme) non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’agnello.” (Ap 21,23) La luna nel parallelo è Maria, la Chiesa, illuminata da Cristo - sole: ”Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi …” (Ap12,1b), l'Assemblea dei fratelli che guida e aiuta quando nella notte gli occhi non vedono la luce grande e stelle? Santi, i veri cristiani, le stelle “…e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap12,1b), cioè i 12 apostoli, quindi il magistero.
La decriptazione di  stella Caf  waw (H) caf bet  è “Arde per la rettitudine dentro”. Inoltre, il termine ebraico kokhab, “stella” è molto bello e denso di significato; le lettere che lo formano, infatti, ci svelano l'immensità della presenza che questi elementi celesti portano in sé. Troviamo due caf, che significano "mano" e che racchiudono in sé una waw, cioè l'uomo, inteso nella sua struttura vitale, nella sua colonna vertebrale, che lo mantiene in posizione eretta, che lo fa salire verso il cielo, verso il contatto col suo Dio e Creatore. Dunque, dentro le stelle, appaiono due mani, caf e caf, che stringono in sé, con amore, l'uomo: sono le mani di Dio, che mai cessano di sostenerci, solo che noi ci affidiamo ad esse. Infine compare la lettera bet, che è la casa. Le stelle ci parlano, allora, del nostro viaggio verso la casa del Padre, del nostro continuo migrare e ritornare là, da dove siamo venuti, fin dal giorno della nostra creazione, ma già fin da sempre.
Quarto giorno:  (in questo giorno l’uomo spirituale si manifesta in modo universale)
rebi(ain)i  il corpo che abita nell’esistenza ad agire sarà o il Maestro sarà visto esistere (in riferimento all’unigenito figlio di Dio sole di giustizia).  Il sole la luna e le stelle sono i corpi astrali che prefigurano l’archetipo dell’Uomo-divino.


lunedì 23 giugno 2014

Altro commento di Gn 1,9-13

e appaia l'asciutto. E così fu. Dio chiamò l'asciutto terra
La terra di cui si è parlato nel primo verso e che nel secondo era stata descritta come informe e vuota comincia qui a prendere forma. Dopo la raccolta delle acque, la terra che prima era solo fango e confusione diventa ciò per cui era stata creata, ed è ora pronta per essere la base della nostra dimora.
La terra per eccellenza (ha-‘Aretz) è oggi quella che Dio ha destinato a Israele, discendenza di Shem, figlio di Noè attraverso cui si inaugura la linea degli “amici di Dio” fino ad Abramo e ai discepoli di Gesù, tutti “pecore di Israele”. La terra emerge dalle acque come Israele emerge dalle nazioni.
Ma anche la terra di Israele e la Gerusalemme terrena che vi è stata costruita su indicazione di Dio come sua capitale e sede del Suo tempio sono una prefigurazione della nuova terra e dei nuovi cieli dove la Gerusalemme celeste è edificata non dalle mani dell’uomo ma dallo stesso Signore.
Le acque di sotto scendono con questo scopo, di fare venire alla luce, rendere visibile
l’asciutto (yabashah). La superficie che prima era coperto da una massa d’acqua torbida che lo separava dal cielo e dalla luce, adesso è diventato un luogo che aspetta l’acqua che viene dal cielo e che prefigura l’acqua viva celeste simbolo dello Spirito Santo. “Io infatti - dice il Signore - spanderò le acque sul suolo assetato e i ruscelli sull'arida terra (yabashah); spanderò il mio Spirito sulla tua discendenza e la mia benedizione sui tuoi rampolli” (Is 44,3).

e chiamò la raccolta delle acque mari
La raccolta delle acque (miqveh hamayim) è il risultato dell’ordine dato alle acque di raccogliersi in ruscelli e fiumi via via più grandi fino ad arrivare tutte in uno stesso posto: il mare. Nella Bibbia i mari simbolizzano le nazioni, che circondano la terra di Israele con le loro minacce. La terra non deve temere i mari, perché è in vista della terra che i mari sono stati formati e non viceversa. Se le acque che sono sotto il cielo si sono raccolte nei mari è perché ne emergesse una terra che aspira alle cose che sono di sopra. Nel libro del profeta Geremia, miqveh significa proprio “speranza”, il Signore stesso è chiamato così. “Speranza d'Israele (Miqveh Yisrael), o Signore, tutti quelli che ti abbandonano saranno confusi; quelli che si allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perché hanno abbandonato il SIGNORE, la sorgente delle acque vive” (Geremia, 17,13). La fonte dell’acqua viva è chiamata raccolta (miqveh) perché di fatto è Dio che ci attira verso il cielo dove Lui è.

Dio vide che questo era buono.
Anche questo è necessario e buono: che ci sia un limite tra il mare e la terra, perché così la terra può ricevere la luce che le serve per la vita e l’acqua che scende dal cielo non si mescola e non diventa un’unica massa con quella che è già scesa. È una cosa buona agli occhi di Dio anche questa separazione tra ciò che deve passare e ciò che deve essere trasformato per potere durare per sempre. Nella nuova creazione, rimarrà solo ciò che è eterno e non ci sarà più necessità di una separazione tra Israele e le nazioni (i due popoli saranno diventati uno, come è scritto in Efesini 2,14); ma non perché Israele sarà stato inglobato nel mare delle nazioni: piuttosto perché le nazioni saranno tutte venute alla luce della nuova terra e il mare non ci sarà più (Apocalisse, 21,1).

Poi Dio disse: Produca la terra della vegetazione
Anche quaggiù, seppure sempre solo per un certo tempo, l'acqua vince la forza di gravità che la spinge ad ammassarsi in un unico luogo, verso il basso. Separata dal mare, infatti, la terra riceve la pioggia dal cielo e diventa fertile, dando luogo a un’altra via di risalita rispetto a quella della trasformazione in vapore: la crescita della vegetazione. L'acqua che scende come pioggia viene assorbita dalla terra che diventa capace di produrre vita. Come dice espressamente la Scrittura, è una figura visibile di quello che è l'opera della parola di Dio. “Si spanda il mio insegnamento come la pioggia, stilli la mia parola come la rugiada, come la pioggerella sopra la verdura e come un acquazzone sopra l'erba” (Deuteronomio, 32,2).
L'ebraico dice tadshe ha-‘aretz deshe, “vegeti la terra della vegetazione”. Sembra poca cosa, ma in questo ordine è contenuto l'ordine della vita. Le molecole che formano la terra si devono ordinare in modo da crescere e riprodursi, dividendosi e moltiplicandosi come fanno le microalghe e i funghi microscopici che costituiscono la base dei primi vegetali, i licheni e le altre rudimentali forme di vegetazione come muschi e felci, che non hanno dei veri semi (ma solo spore), e che preparano il terreno per più complessi tipi di vegetazione, organismi capaci di produrre semi e anche frutti, come dice subito dopo.

delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra
Scopo della terra è portare frutto. Se l'acqua che scende dal cielo e filtra attraverso la terra è come l'insegnamento della parola di Dio, sappiamo che questo insegnamento non è dato a vuoto. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata” (Isaia, 55,10-11). Per questo chi medita la parola di Dio, come scrive Davide nel primo dei suoi salmi è come un albero piantato presso l’acqua corrente. Ma la parola non solo è l'acqua che vivifica la terra: è anche il seme che cresce e si moltiplica quando cade nella terra giusta. Gesù, spiegando la parabola del seminatore, conclude dicendo: “quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l'uno rende il cento, l'altro il sessanta e l'altro il trenta” (Matteo, 13,23).
C'è una terra rocciosa e c'è una terra buona. Ogni tipo di vegetazione elencato in questi versi prepara il terreno per il tipo che segue. I licheni, i muschi e le felci lavorano la roccia e preparano l'humus perché possano crescere altri vegetali più organizzati: l'erba che porta seme (come il grano e gli altri cereali) e poi, dopo che l’erba si è diffusa (soprattutto orizzontalmente), gli arbusti e gli alberi che mettono radici più profonde e fanno anche un frutto contenente il seme, che deve trovare un terreno adatto per poter mettere radice e rinascere come un nuovo organismo capace di portare altro frutto. Così è anche il nostro cuore, più o meno adatto a ricevere il seme in modo da portare frutto. In questa del seminatore e in altre parabole in cui parla di semi e di piantagioni, Gesù nomina anche i rovi o le erbacce (le zizzanie di Matteo 13:25-40), piante che non portano frutto, ma anzi causano danni, impedendo alle piante fruttifere di portare il frutto che potrebbero portare. Sono una raffigurazione dei pensieri, dei discorsi e dei comportamenti che causano scandali e divisioni. I biologi che cercano di descrivere matematicamente la crescita delle piante (per simularne la struttura al calcolatore) utilizzano delle specie di grammatiche che generano gli organismi con delle regole di costruzione sintattica, come con le lettere si generano parole, frasi e discorsi.
Il linguaggio è effettivamente fatto di semi, che producono piante più o meno fruttifere. Nella lingua ebraica, “conversazione” e “vegetazione” (sichah e siach) hanno una radice comune (come molti commentatori ricordano, parlando di Genesi 24,63, dove è scritto che Isacco uscì a meditare nella campagna). D’altra parte, albero ('etz) significa anche “consiglio”. Il frutto prodotto dall'albero contiene a sua volta dei semi, che diventano capaci di produrre altri alberi. Così anche i nostri discorsi, provengono da scelte passate e producono scelte future.
A cominciare dalla prima scelta, quella compiuta nel giardino dell’Eden, dove si trovavano l’albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male: il consiglio della vita con Dio e il consiglio di una nostra autonomia di giudizio. Avendo scelto l’albero dell’autonomia, ci siamo incamminati per la nostra strada nella quale, come dice Paolo “siamo assenti dal Signore” (2Corinzi, 5:6). La terra è diventata dura e produttrice di spine (Gn 3,18). Ma Dio non ci ha lasciato senza speranza, anzi nella bellezza della vegetazione abbiamo una figura di una vita di nuovo con Dio. Il consiglio (l’albero) degli empi ci fa sperare in cose che non si realizzano mai. Speranze che portano la nostra vita a venir meno; ma, per chi lo desidera, c’è l’insegnamento del Signore che è una fonte di vita e di ristoro per tutti quelli che sono affamati e assetati di giustizia e di verità. “La speranza insoddisfatta fa languire il cuore, ma il desiderio realizzato è un albero di vita” (Pr 13,12).
Nel libro di Ezechiele, dove si parla del Tempio di Dio, è scritto di un torrente sulla cui rive c'erano moltissimi alberi, da un lato e dall'altro (Ez 47.6-7). Lo stesso fiume ha visto Giovanni anche nella Gerusalemme che è in cielo. “Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” (Apocalisse, 22,1-2).

E così fu. La terra produsse della vegetazione, delle erbe che facevano seme secondo la loro specie e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie.
La terra, obbedendo alla parola di Dio, si modella in modo da far uscire l’acqua verso l'alto, sotto forma di vegetazione. Il verbo che viene qui tradotto con produsse vuol dire semplicemente “fece uscire”. Con la vegetazione l’acqua prende vita ed esce dalla terra in direzione del cielo, da dove era scesa e da dove viene la luce che nutre le piante della sua energia ordinatrice. “Fare uscire” è un’azione apparentemente molto semplice. Ma perché questo avvenga in natura occorre che le molecole che si trovano nella terra si organizzino secondo un ordine che è l'ordine della vita. Nelle cellule vegetali, il carbonio e altri elementi chimici, che provengono dall'aria, e dall'acqua, per intervento della luce si mettono in fila per costruire materia vivente, anzi materia che produce la vita. Le cellule sono come pietre - o, secondo la metafora che ha dato loro il nome – come stanze viventi, che crescono secondo regole diverse a seconda delle diverse specializzazioni e contengono in sé il germe per la loro riproduzione. Quello che accade nelle cellule a livello molecolare, come si è scoperto solo negli ultimi secoli e in particolare negli ultimi decenni, segue regole molto precise, perché in ognuna di esse è letteralmente scritto tutto il piano della costruzione dell'intero organismo. Alcune cellule speciali, poi, i semi, sono formate in modo da fare ripartire la crescita di un organismo nuovo, che combina le caratteristiche dei due organismi da cui sono stati formati i semi. In ebraico, la parola che traduciamo con specie è la stessa preposizione che in altri contesti significa semplicemente “da”. Gli arbusti e gli alberi fanno fiori e frutti che contengono semi che propagano la specie. da loro nasceranno cioè tanti organismi che derivano dagli stessi progenitori. Ogni albero dà lo stesso tipo di frutto. “Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,16). Così dal frutto si riconosce l’albero. Come è dall’esperienza che si fa che si capisce se il consiglio era buono o era cattivo.


mercoledì 18 giugno 2014

L’Universo UOMO


Commento spirituale

Con l’adesione della Materia al progetto di Dio ha inizio l’evoluzione della TERRA.

Dio genera nuovi personificandi che aderendo al suo progetto si evolvono fino a raggiungere la personificazione- UOMO.
Tutti gli esseri viventi che non aderiscono al suo progetto rimangono nello stato che hanno scelto di vivere (secondo la loro specie, la loro tendenza sessuale mascolina e femminile). Una cellula che aderisce va avanti nell’evoluzione, se non aderisce, si ferma, allo stato che ha raggiunto: minerale, vegetale, animale e umano
.
Il personificando-UOMO fu uomo sin dalla prima effusione dello Spirito sulle spoglie morte del firmamento, sin dal primo stato di evoluzione (polvere, terra, molecola, vegetale, invertebrato, mammifero e uomo). Ma non tutti gli esseri viventi hanno raggiunto la personificazione, solo quelli che aderirono al progetto sono diventati uomini chiamati a proseguire l’evoluzione fino a raggiungere lo stato di uomo perfetto in Cristo Gesù ed essere figli nel Figlio partecipi della natura divina.
Gli altri esseri viventi tramandarono la loro esistenza in maniera deviata secondo la loro specie. Tutti gli esseri viventi che conosciamo dal più piccolo al più grande sono nostri rami genealogici deviati, che attendono la rivelazione dei figli di Dio per poter essere liberati dalla corruzione del peccato e così raggiungere la perfetta reintegrazione nello stato di uomo perfetto in Cristo Gesù. L’uomo non rappresenta altro che uno dei tanti gradini della scala evolutiva, dove ogni gradino è staccato dall’altro con una ‘soluzione’ di continuità.

Tutti gli esseri viventi sono stati creati attraverso il Verbo e in vista del Verbo, poiché tutti dovranno entrare nella gloria dei figli di Dio, il Verbo di Dio ha percorso tutte le fasi dell’evoluzione materiale e spirituale; dalla materia inorganica alla resurrezione e alla trasfigurazione dell’uomo. Il Verbo di Dio è entrato nell’utero stesso della terra per nascere, crescere e morire come ogni essere vivente, seguendo l’iter evolutivo dell’essere umano.
                           

Decriptiamo ancora Gn 1,9-13

Appaia l’asciutto…Dio chiamò l’asciutto terra

La terra viene dall’asciutto  IBSHH l’esistenza è dentro la luce di chi si apre. Ogni vivente che accoglie luce di Dio, diventa terra eretz  un unico corpo che sale, che aspira a Dio, nell’unica alef volontà divina retz

La terra produca  germogli, erba

La terra fa crescere, produce germogli o erba DSHA viene in aiuto la luce dell’Unigenito  (per la crescita dell’Unico in ogni vivente) oppure viene sbarrata la luce dell’Unigenito  (se  la terra non accoglie la grazia di Dio).
L’erba che accoglie la luce è ESHB vedo la luce dentro che produce seme perché colpisce Z il male RA (dell’egoismo) colpisce il corpo sensibile per cogliere lo Spirito di Dio, infatti l’erba o la pianta da seme che si evolve nello Spirito diventa albero etz vedo salire, la sensibilità risale e fa ASHH vedo la luce entrare, frutto PERI soffia nel corpo l’Essere divino secondo la propria specie MIN il vivente sarà energia sessuata maschio-femmina oppure il vivente sarà inviato, nel senso che verrà generato.

La Terra- Madre che accoglie il seme della Grazia di Dio (femminilità) genera un alto essere vivente (frutto) secondo il progetto di Dio (mascolinità) più evoluto fisicamente e spiritualmente secondo la specie, generando un essere vivente più simile alla divinità con seme e conseguente frutto.

giovedì 22 maggio 2014

Genesi 1,9-13

Commento esegetico

 9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l'asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. 11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Questa descrizione, nella sua essenzialità, sembra evocare un altro grande evento: il passaggio del Mar Rosso. Il racconto sacerdotale di quel fatto (cfr. Esodo 14,21–22) sarà presentato con la stessa terminologia, proprio per richiamare alla memoria l’intervento creatore iniziale di Dio. L’esperienza della salvezza storica ha permesso di comprendere il ruolo creatore di Dio e così i due elementi, creativo e redentivo, si intersecheranno sempre nei racconti e nelle preghiere. Dio crea salvando; Dio salva creando. La creazione è il primo atto salvifico di Dio. La vita era impossibile: Dio ha fatto apparire l’asciutto e ha reso possibile la vita. Per fare questo Dio ha dovuto dominare le acque e nella mentalità mitica le acque sono la potenza non dominabile, sono i grandi mostri o le potenti divinità primigenie del caos. Dio crea la separazione decisiva per la vita: la distinzione fra terra e mare. Adesso ci sono gli ambienti vitali dove sarà possibile l’esistenza. Al terzo giorno vengono assegnate due opere: la separazione della terra e del mare e la produzione dell’erba e di tutta la vegetazione. I primi tre giorni, infatti, secondo lo schema dell’autore, comprendono le opere di fondazione, mentre gli altri tre giorni saranno dedicati alle opere di ornamentazione. L’erba e le piante sono poste in questa prima fase perché sono realtà ferme e immobili, a differenza di tutte le altre opere seguenti caratterizzate dal moto. È interessante notare l’insistenza con cui l’autore ripete la formula  secondo la loro specie .

Dio disse: le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto
Dio ordinò che le acque si radunassero in un unico luogo (l’espressione “unico luogo” denota le profondità e le cavità della crosta terrestre). Dio ordinò alla terra ferma di infiammarsi e di emergere mediante eruzioni enormi. Dio parlò e disse: “Le acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto” (Genesi 1:9). Osservate cosa accadde: “e così fu”. La terra ferma, le vette delle montagne e le alture emersero mediante il sollevamento più grande che si possa immaginare, e milioni di tonnellate di acque irruppero con violenza nelle profondità e nelle cavità della terra. Le acque della creazione sono citate spesso nelle Scritture per rappresentare sia la vita che le prove e le afflizioni della vita.

La terra produca
Per la creazione della vegetazione l'ordine è dato alla terra. L'idea è quella della terra madre che produce la vita ma qui per ordine di Dio, e non invece come divinità autonoma.

Commento patristico

Origene
Dio chiamò l’asciutto terra come questo “asciutto” dopo essersi separato dall’acqua… viene chiamato “terra”, così i nostri corpi, compiuta la medesima separazione, non rimarranno aridi, ma saranno chiamati “terra”, perché potranno ormai portare frutto per Dio.
Agostino
Si raccolgono le acque   Chi ha raccolto le acque in un'unica società( unico, infatti, è il fine che esse si prefiggono: la felicità temporale e terrena)?..Chi o Signore se non tu?
E appaia l’asciutto   E sei stato tu, Signore, a comandare…che apparisse la terra arida, assetata di te.

Commento spirituale

E appaia l’asciutto Dall’implosione di raqya venne fuori il caos primordiale, la materia informe. Dio chiamò l’asciutto terra: Dio diede vita alla materia informe e inorganica formando la terra, e la separò dalle acque disobbedienti  e chiamò la massa delle acque mari . Così Dio cominciò a formare l’universo materiale costituito da acqua, terra, aria e luce. Il nostro universo è la restaurazione di quell’ordine voluto da Dio in principio per tutti gli esseri viventi, (universo-UOMO) che doveva essere generato da raqya, se lei avesse aderito al progetto di Dio. La creazione della materia è stata formata dall’effusione dello Spirito Santo sul “meno del nulla” in cui è piombata raqya a causa del peccato.

La terra produce per la prima volta germogli, semi, erba ed alberi che fanno frutti con semi con la grazia di Dio, l'acqua dal Cielo di sopra in comunicazione con il cielo della sfera umana, le acque di sotto. Che siano frutti spirituali lo notiamo dal fatto che nel 3° giorno non sia stato ancora creato il sole. E’ la Parola di Dio che produce i   frutti: Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare…così sarà della parola uscita dalla mia bocca (Is 55,10.s) E’ così spontaneo andare con la mente alla parabola uomo-albero: Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai (Sal 1) e questo stadio evolutivo spirituale implica che Dio ha creato per l’uomo la stabilità quale quella d’un albero solido. Questo uomo con la stabilità, ben irrigato, viene su retto e diritto; non è più nel mondo delle tenebre di Gen 1,1.2, però è ancora impedito nel muoversi, non può portarsi verso gli altri, non ha ancora gambe, è, appunto, come un albero fisso nella propria terra, può produrre semi, fiori e frutti, ma è egoista pensa solo a sé, si fa bello, ma è passivo e non s’interessa più di tanto se i suoi semi attecchiscono o no. Occorre un altro intervento di Dio, un’altra tappa spirituale. Nel 3° giorno Dio proclama due volte vide che era cosa buona per l'ordine e la stabilità, per fede e frutti dati nella libertà.

Commento decriptato

E Dio disse: la terra produca germogli, erbe che producono seme ed alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie. E così avvenne (Gn 1,11), e questo seme ז ר ע , che con i segni dice colpire ז il male ר ע , indica che l’uomo lo può attuare col discernimento ricevuto che lo rende un mattone del popolo di Dio. I frutti sono פ ר י perì’,che in senso fisico “per la bocca פ corpi ר sono י“, ma parlano di battesimo di Spirito e di Parola “soffia פ nel corpo ר l’Essere י Sotto l’aspetto della parabola dell’uomo è il parto, la separazione dalle acque, appare la terra asciutta, con la nascita d’un uomo (i semi) o d’una donna (i frutti) alla vita della fede in Dio che dà i primi semi e frutti; è un neofita che sarà nel 4° giorno sorretto da tutori, da garanti, come albero da frutto. Nei primi tre giorni Dio crea la terra, la materia prima spirituale dell’uomo che esce dalla crescita fisico - etica per entrare in una completa crescita spirituale. In conclusione dopo i primi tre giorni, costituenti un primo ciclo, da un essere alienato e pauroso s’è passati all’uomo di fede monoteista. E' stata creata la direzione verticale uomo - Dio e “come la terra produce la vegetazione e come un giardino farà germogliare i semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutti i popoli.” (Is 61,11) Dio vuole manifestarsi più in concreto perché a questo uomo manca la dimensione orizzontale, cioè un rapporto fraterno con gli altri. Nel 4°,5° e 6° giorno farà dilatare la dimensione spirituale per proiettare l’uomo verso la nuova storia della salvezza e verso la vita eterna, perciò ora, con più fiducia nella tesi che si sta dimostrando leggiamo gli altri giorni della creazione.
Terzo giorno: in ebraico shilishi  la luce è potente nell’esistenza sorge con gli alberi da seme e da frutto, (si manifesta nella materia) la direzione verticale che mi rimanda al terzo giorno della risurrezione: sorge un’esistenza potente sarà nel Risorto o al primo giorno dopo il sabato rishion decriptato: il corpo è risorto portando energia.




martedì 1 aprile 2014

Genesi 1, 6-8

Commento esegetico

Dio disse: Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.  Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

firmamento

Cerchiamo di entrare nella mente dell’autore e di immaginare la scena iniziale: la terra deserta avvolta dalle acque e avvolta dalle tenebre. Dio sta intervenendo dall’esterno: dapprima opera sulle tenebre e le separa dalla luce; poi interviene sulla massa acquatica e la divide in due parti: una parte di sopra e una parte di sotto, sicuramente separate dalla volta del cielo, realtà molto rigida e solida, chiamata ancora in italiano con un termine latino «firmamentum» che indica proprio la caratteristica di solida fermezza. Lo conferma l’ebraico raqia eil  greco stereôma, quello che è stato reso fermo,  il firmamento, l'arco del cielo, che si pensava essere solido, quello che fornisce un fondamento, su cui una cosa si posa fermamente, sostegno, fermezza, costanza. La radice verbale di questo sostantivo richiama anche l'operazione del "laminare"; il sostantivo dà il senso di una lamina di metallo. La funzione del firmamento è quella di contenere le acque in alto, escludere le acque dannose. Il firmamento è immaginato con sportelli e chiuse da cui l'acqua può uscire (cfr. 7,11; 8,22; 28,17; 2Re 7,2.19; Sl 78,23; secondo Giobbe 26,11, poggia su colonne).

Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che son sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

Rabbeinu Bachya cerca di spiegare perchè la Torà non afferma che le opere del secondo giorno sono cosa buona. Secondo il suo parere è perchè la creazione degli angeli e del firmamento, per quanto di grande importanza, non era lo scopo primario della Creazione. Invece lo scopo primario della Creazione è il "mondo di sotto", il mondo dove l'Uomo svolge la propria opera per portare il piano di Dio a compimento. Solo quando gli interessi dell'Uomo sono soddisfatti i cieli e gli esseri celesti possono giustificare la loro esistenza; "i giusti sono più importanti degli angeli al servizio divino." (Sanhedrin 93a).
Il firmamento del 2° giorno è la zona d’interfaccia, al disopra all'uomo, se così si può dire, sede di scambi tra il Cielo di Dio ed il cielo dell’uomo. Nel Cielo di Dio c’è un'acqua speciale, spirituale, come ricorda Isaia (55,11b): che scende e che non tornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza avere compiuto ciò per cui l'ho mandata. Le acque di sotto diffuse sono lo spirito dell’uomo, infatti:  Nell'uomo quello che lo rende intelligente è lo spirito (Gb.32,8). 
In questo 2° giorno è posto il firmamento, confine spirituale e così l'uomo ha la libertà di scegliere, perciò Dio s’astiene dalla frase rituale ”E vide che era cosa buona! ”, perché la libertà può anche essere usata per scelte negative. E’ regalata la possibilità all'uomo di percepire quel che viene da Dio - sopra – da ciò che viene da lui - sotto – ed è frutto della verità del 1° giorno ha l’effetto di rendere libero l’uomo di camminare nella luce o nelle tenebre in quanto dice Gesù “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). L'uomo, ora, può scegliere di seguire o rifiutare Dio, mentre prima non poteva che camminare nelle tenebre, era obbligato ad essere schiavo senza scelte. Il “Vide che era cosa buona!” del 2° giorno è sospeso per essere detto da chi deve giudicare se è buono, cioè dall'uomo libero.

Commento patristico

Origene

Sia il firmamento  Prima fece il cielo di cui si dice: Il cielo è la mia dimora (Is 66,1) e dopo fece il firmamento, cioè il cielo corporeo… Il primo cielo, spirituale, corrisponde alla nostra anima, al nostro uomo spirituale che vede e percepisce Dio; mentre questo cielo corporeo, chiamato firmamento, corrisponde al nostro uomo esteriore, che vede con sensi corporei.
Separò le acque… Ciascuno di noi cerchi…di separare le acque: … separandosi dall’acqua che è sotto, cioè dall’abisso in cui abita il principe di questo mondo, …e partecipando dell’acqua che è sopra, … col cercare le cose dell’alto, dov’ è assiso Cristo alla destra del Padre (Col 3,1).
Agostino
Le acque che sono sopra il firmamento.  Immortali, non soggette alla corruzione terrena. Lodino il tuo nome, ti lodino i popoli sovracelesti dei tuoi angeli.
Procopio
Sotto il firmamento… sopra il firmamento  Dio volle, che la natura della creazione fosse duplice. Una mutabile e corruttibile, nella quale sono mutabili, nel loro pensiero, anche gli esseri dotati di ragione e intelletto che per natura sono incorruttibili. L’altra, libera dai mali presenti, dalla quale il Cristo, per l’economia salvifica, è divenuto Signore: e Dio voglia che tutti ne diventino partecipi, dopo la sua seconda venuta nella gloria. 

Commento spirituale

Dopo il peccato  di Lucifero, Dio continua la sua manifestazione con la generazione di un nuovo personificando, il primo dell’universo umano: il firmamento. Il firmamento come tutti i personificandi viene sottoposto alla prova di libertà in mezzo alle acque, cioè agli angeli. Egli viene collocato nell’universo angelico per discernere il bene e il male in modo da tenere separati gli angeli buoni da quelli malvagi. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne 

Il firmamento,(primo essere generato, a immagine del Verbo-Corpo di Dio) purtroppo, fu sedotto dai diavoli e assecondando il progetto di Lucifero scelse la morte. Dio chiamò il firmamento cielo. Il firmamento venne collocato nelle acque inferiori ( il cielo corporeo ) e invece di continuare la manifestazione del Padre, generando un nuovo personificando, si rinchiuse nel proprio egoismo diventando madre di un essere mortifero.

Questa sostanza mortifera, era destinata a piombare nell’annullamento (abisso), ma Dio grande nella misericordia effuse il suo Spirito su questa creatura che ritornò a vivere. Da questa sostanza in cui convivono lo spirito mortifero di Lucifero e lo Spirito di Dio si formerà la materia caotica dalla quale Dio continuerà la sua opera di divinizzazione.

E Dio chiamo il firmamento cielo, e fu sera, e poi mattina: secondo giorno

Nonostante il peccato del firmamento il progetto di Dio si compie: tutti gli esseri viventi sono chiamati ad essere cielo, faranno parte della Gerusalemme celeste secondo il disegno di Dio.

Commento decriptato

firmamento
Il firmamento "raqia'" o volta celeste servendomi dei significati che abbiamo definito[1] per le lettere ebraiche, "Il solo RQ  che di Iahwèh I (L'Essere)   si vede Ain " e "corpo R rovesciato Q  è   in vista Ain ".Oppure si  può pure leggere ”in testa R sulla nuca Q è in vista Ain come la kuppah che gli Ebrei recano in testa che indica che lì finisce l’uomo e inizia Dio.

Dio chiamò firmamento il cielo
Nel cielo Shamaim di Dio quindi c’è maim ma particolare perché l’acqua M è I vita M, cioè acqua viva non creata, perché sua essenza e separa, ma non scollega, da quella dell’uomo. In ebraico le parole cielo e sole hanno in comune SM , che in ebraico è “il Nome”, si possono leggere: Shamaim il Nome SM è I acqua M è I Madre M”. Dio unico, ha in sé l’acqua e lo splendore del sole che sono emanazione maschile e femminile del Nome attinenti alla divinità, essendo Dio padre e madre; Shamaim è forma di plurale duale di Nome fa ricordare un celebre discorso di Papa Luciani, Giovanni Paolo I: Dio è padre, ma ancora di più madre)

le acque di sotto,  che arrivano all’uomo e sono spirituali, non le acque fisiche, ma grazia che alimenta il suo spirito e fisicamente rappresentata dalla pioggia Come la pioggia o la neve scendono dal cielo…così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca …(Is 5510s), 

Secondo giorno  shenì  la luce S che emana N, la luce S della grazia N, la luce S inviata N nel cielo di sopra, l’uomo (il firmamento) è chiamato ad essere cielo. Ma anche il fuoco S dell’angelo (ribelle) N, che riguarda il cielo di sotto.







[1] http://www.bibbiaweb.net/indice.pdf